venerdì 13 maggio 2016

A Mandorla.

Minuscola come una mandorla. Vorrei trovare per te un nome perfetto, di quelli che le persone quando ti chiedono " come ti chiami"? tu rispondi " mi chiamo così" e loro ti dicono " che nome bellissimo è creato apposta x te".
Vorrei aver studiato di più l'italiano e aver letto tanti bei libri per scriverti una lettera piena delle parole più preziose del mondo, ma a scuola non ci sono mai andata troppo volentieri! Ma proprio una ragazza che conosco, un giorno mi ha detto che " più sai usare le parole, più ti allontani anzichè avvicinarti a quello che vuoi realmente esprimere" Quindi sai che ti dico, sono felice di non saper scrivere bene per dirti quello che vorrei.
Vorrei farti mangiare tutto il cioccolato che vuoi senza che ingrassi (è buonissimo, il mio preferito è quello al latte)
Che se i compagni di classe ti prendono in giro per qualche motivo, tu pensi che sono sbagliati loro, mica tu.
Fare molti viaggi con te, vorrei che non ti ammalerai mai, che non ti spuntano i denti del giudizio, toglierli poi fa davvero male. Che ti piacciono i cappelli come piacciono a me, così possiamo collezionarli insieme.
Vorrei che hai tanti amori, di quelli scemi che fanno girare la testa e ronzare i calabroni in pancia: tutti non fanno che ricordarmi che l amore nella vita non è tutto, e certamente hanno ragione. Ma che ti devo dire? i giorni più felici che ho passato, ( senza contare oggi naturalmente) sono stati quelli che ho passato innamorata. Magari di qualcuno che non ne valeva affatto la pena, ma che fa? Non c è cosa al mondo più bella di svegliarsi in un letto dove non avevi mai dormito prima di quella notte, e pensare: ecco, in qsto momento non mi manca niente. E quindi vorrei che di quel genere di mattine tu ne vivi tante. ma naturalmente, che poi ad un certo punto, trovi la persona giusta, ( giusta x te intendo) Io non ci sono riuscita, ma ancora ci spero. Il problema è che gli uomini rimangono incantati quando allo zoo vedono per la prima volta una giraffa, ma poi a casa preferiscono tenere un cagnolino. E' per qsto che vorrrei che cresci rara come una giraffa in città, ma con l istinto domestico del cagnolino ( che a me è sempre mancato).
Che nei momenti di disperazione non ti viene in mente di invidiare la felicità degli altri, le fortune, i successi, le certezze, i risultati, le luci nelle case degli altri, dappertutto c è del bene, dappertutto c è del male. Vorrei pensarti sempre più forte di quello che potrà capitarci. Insegnarti a cucinare, Vorrei che trovi un amico come per me è Michelangelo, qualcuno che mentre tutto il resto gira e cambia, rimane fermo. Vorrei che leggerai qsta lettera quando ne avrai bisogno, così potrà farti bene come oggi sta facendo bene a me scriverla. Vorrei che litighiamo quel poco che basta per capire che siamo davvero importanti l' una per l'altra. Vorrei che tuo padre fosse un astronauta che cammina sulla luna, ma che pensa sempre a noi, e non un uomo come tanti che abita in via Grotta perfetta 315 e una sera di marzo, forse per noia, forse x curiosità nell'ex lavatoio del 6 piano ha fatto l amore con me. Vorrei vorrei vorrei.

mercoledì 27 aprile 2016

IL Ranocchio e la lumaca.

La paura. Oggi voglio parlarvi di questo. Cos'è la paura?.. La paura è qualcosa che ti fa fare quello che fai tenendo il freno a mano, la paura è quella sensazione scomoda, quasi fastidiosa come una mosca che ti ronza intorno e che non riesci ad afferrare, che ti affanni a mandar via, e che spalanchi la finestra perchè speri che se ne voli via. La paura è questo, è quel freno che mettiamo alla felicità. E poi stai li a chiederti se la felicità meriti i tuoi freni, quei freni che la ragione ti indica, quei freni che si accendono come indicatori direzionali che ti portano solo fuori strada. Il salvagente ti protegge se non sai nuotare e ti protegge anche se sei un abile nuotatore, quel salvagente li' che preso a buone dosi, come uno sciroppo d'acero, che ti fa bene, bè ti salva, ti protegge dall'esporti nuda e cruda davanti a qualcuno che può toccare con mano le tue fragilità, una per una mentre sfiora la tua pelle, e ti conta le costole. Che bella la fragilità, ci fa essere veri, liberi da schiavitù di forme e clichè, ci fa sentire noi stessi fin in fondo, con le mani che all'occorrenza tremano, con il cuore che ti batte forte all'improvviso e che non puoi fermare, sarebbe stupido fermarlo, dettargli leggi, regole, condizioni, che comunque non ascolterebbe mai, il cuore in queste questioni è completamente sordo. Su una pagina di un libro che tra l'altro ho amato tanto, e continuo ad amare in un modo pressochè intimo e personale, perchè mi è stato regalato da un amica, una di quelle che avresti desiderato fosse presente al tuo matrimonio, alla nascita del tuo bimbo, alla tua dipartita, quell'amica per sempre, quella che il mondo crolla e lei resta, quella con cui vorresti condividere emozioni, quella che c'è ancora, silente, lontana, ma c'è, che mi incrocia, che incrocio, per caso, che resta. Insomma lunga licenza o divagazione che dir si voglia, a parte, questo pezzo qui dice "  ho paura perché da qualche tempo mi sento come una lumaca senza guscio e che quel lui cui lo dici, senza filtri e senza difese che solo gli adulti sanno innescare,  ti risponde ".. se è per questo anche io ho paura, mi sembra di essere una rana senza membrane connettive nelle zampe " e si resta così per un po' a guardarsi negli occhi con le proprie fragilità, nudi, non solo senza vestiti addosso, ma nudi nel senso più vero. Si resta così una lumaca senza guscio e un ranocchio privo di membrana connettiva.   Ed io credo che è esattamente così che dovremmo mostrarci, nudi, senza membrane connettive nelle zampe e come una lumaca senza guscio, vestiti delle nostre fragilità. Cazzo, mi direte voi, la fai facile.. Bè io rispondo che non è di certo facile, perchè quelle parti di noi che sono lì vigili, pronte a difenderci, a soccorrerci, a vestirci di orgoglio, vanità, sicumera, che in qualche modo tirano un sipario su quel bimbo/a che ha paura di mostrarsi come un adulto funzionale. E invece, quello che ci sfugge, è che sono le nostre fragilità a creare i nostri punti di forza. E' partendo da quelle, che lavorando su noi stessi, si va lontano. E' quasi come figurarsi un corpo nudo di donna che da sola con fatica e maestria con in mano un piccolo scalpello, modella se stessa, andando a snellire, scolpire, quelle parti dove la fragilità s'addensa, andando a lavorarci su, alla ricerca di un corpo perfetto che però rappresenta l'anima. Ora scappo ho delle raccomandate da fare e la posta mi chiude a breve. Spero facciate tesoro di quanto vi ho detto. Ridete delle vostre fragilità, amatele, conviveteci, fateci l'amore e avverrà il miracolo. Ciao, per ora.

mercoledì 20 gennaio 2016

Siamo fatti di carne.



Cazzo! A volte ci scordiamo ciò che non dovremmo scordare mai: siamo fatti di carne, ossa, e sangue che scorre, se ci tagliamo con un coltello, la carne si lacera ed esce il sangue. Siamo carne, non siamo robot, siamo umani, e invece ci ostiniamo a vivere da robot, e tutto ciò che facciamo o che non facciamo ci porge il conto, salato, come avessimo cenato nei migliori ristoranti. 
Siamo fragili, emotivi, fallibili, vulnerabili, siamo carne, a volte pronta al macello. Il cuore sito lì nel gabbiotto toracico pulsa frenetico e ci dice che esistiamo, che respiriamo, che camminiamo, che viviamo, che abbiamo tante e dico tante occasioni di felicità che si spalancano come orizzonti, che da una sola finestra, delle volte non riusciamo a intravedere. E invece noi, cosa facciamo?.. Ci rifugiamo nel passato, non vogliamo andare avanti, ciò che è estraneo, incerto, fragile solo all'apparenza, ciò che non conosciamo, ciò che non ha un certificato di garanzia, ci spaventa, ci terrorizza, e allora rifuggiamo tutto il nuovo che con le sue lusinghe di vita, ci viene a trovare, e scegliamo il vecchio, che conosciamo, che non ci riserva sorprese, che anche se non ci appartiene più perchè non cavalca il nostro presente, lo teniamo in vita, con tutte le nostre forze. Ci ostiniamo a tenere in vita ciò che è morto e il risultato è che viviamo con un cadavere. Ci fossilizziamo, caparbiamente, forse, a guardare in una sola direzione, e ci diciamo che faremmo tante cose, se solo non ci trovassimo in una situazione personale irrisolta, in un limbo, da cui non abbiamo alcuna intenzione di venir fuori. Ci raccontiamo una marea di puttanate e le raccontiamo per primi a noi stessi, e il tempo, ciò che misura avido i battiti del nostro cuore, va, fugge, e se ne fotte del tuo limbo, del tuo irrisolto da risolvere. 
Ho letto da qualche parte che la vita è come il mare, ti si pone lì davanti e poco gli importa se non sai nuotare. O rimani lì sulla sponda, fermo, immobile, accomodato dal tuo limbo, e guardi il mare, e resti passivo, inerme, stringato nell'impossibilità, o lasci cadere i vestiti e ti butti in mare e cominci a muovere le braccia, a mantenerti a galla, a nuotare, anche se non lo sai fare, a nuotare si impara, un pò come si impara a vivere, se metti in conto il coraggio. Pare che i più felici su questa terra di matti e finti eroi, siano quelli che osano, che cercano, nel loro piccolo, di cambiare un pò questo mondo che gira a cazzo. Siamo una generazione di geni folli e ribelli, e poi affoghiamo nelle incertezze, vogliamo avere tutto sotto controllo e quando questo controllo sfugge, sfuggiamo noi a noi stessi. Facciamole le cose, o resteranno lì sulla bocca dello stomaco a sostare come bocconi indigesti, avremo la nausea, le emicranie, l'insonnia. E tutto questo perchè rimandiamo ciò che va fatto, e va fatto subito. Serve coraggio per fare le cose della vita, serve coraggio per essere veramente felici, per dire addio a ciò che non ci appartiene più ma che ci osteniamo a tenere in vita, o resteremo lì sulla sponda fermi, osservando chi avendo trovato il coraggio sta facendosi una delle più belle nuotate. Siamo fatti di carne, ossa e sangue e quindi facciamole le cose, sbagliamo pure, ma buttiamoci nella mischia e viviamo perchè finchè si è vivi, finchè il sangue scorre rosso nelle vene, finchè il cuore batte forte non abbiamo alibi. 

martedì 12 gennaio 2016

Ciao StarMan.


Ciao amici di Voglie. Ieri è andato via un grande, un gigante della musica rock, un trasformista del rock, David Bowie. Il 10 gennaio 2016 nello stato di Manhattan, New York, si spegne consumato da un cancro, che però non ha mai spento o avvilito la sua anima tenace, una rockstar, un mito di ieri, oggi e domani, perchè se la morte è un evento certo, è altrettanto certo che David Bowie, vivrà per sempre. Non è morto, si è solo imbarcato in un altra pazza avventura. Il duca bianco che ora percorre le strade del cielo, con tutta la sua stravaganza, la sua eleganza, il suo tenace individualismo, mai letto tra le righe, ma al contrario gridato, urlato in ogni suo mood, non lo scorderemo, di certo mai. E' un manifesto del Rock. Celebri le sue " massime" incastonate come diamanti puri, per chi è capace di coglierle, nelle sue canzoni, ne cito alcune:

 io sarò re, e tu, tu sarai la regina. Sebbene niente li porterà via, possiamo essere Eroi, solo per un giorno. Heroes.

Malgrado sia lontano più di centomila miglia, Mi sento molto tranquillo, E penso che la mia astronave sappia dove andare. Space Oddity.

Hai il vestito strappato, la tua faccia è un casino. Non sei mai soddisfatta, ma l’eccesso è la tua regola. Rebel Rebel.

C’è un uomo delle stelle che aspetta in cielo, gli piacerebbe venire e incontrarci, ma pensa che potrebbe impressionarci. C’è un uomo delle stelle che aspetta in cielo, ci ha detto di non scacciarlo, perché lui sa che ne vale la pena. Starman.

Pace in terra, può esserci. Negli anni a venire, forse vedremo,Vedremo il giorno di glori, Vedremo il giorno, quando gli uomini di buona volontà, Vivranno in pace, vivranno in pace ancora. Peace on earth. 

Uno spirito ribelle, irriverente che lasciava a bocca aperta il mondo, anche probabilmente quello degli alieni, così caro al suo immaginario.

" Essere al sicuro, diceva, è l'ultima cosa che voglio. Voglio andare a letto tutte le sere dicendo, se non dovessi più svegliarmi posso almeno dire di aver vissuto da vivo".
E ancora " Noi siamo artefici della vita, ma è anche vero che la vita stessa è artefice di noi stessi.
Un uomo che si lasciava fluire, lasciava le cose scorrere, che non anelava alla sicurezza, alla stabilità, alle certezze del quotidiano vivere, ma che lasciava uno spazio sconfinato alle emozioni, a quelle che senti sulla pelle e sotto la pelle, a quelle che inevitabilmente ti sputano fuori quello che sei. Ed è Rock, è decisamente rock chi ti sbatte in faccia le sue emozioni senza pudore, e lui, lo era, Rock, ne era l'anima. Una differenza cromatica negli occhi che già rivela e anticipa il suo essere speciale, bello e dannato, puro nelle emozioni e ribelle nelle viscere, eccentrico, stravagante e irriverente. Un uomo capace di vivere all'altezza dei suoi sogni, del suo immaginario popolato da alieni e delle sue emozioni. 
Ma la morte è un appuntamento per tutti, è lì a un angolo della vita, insidiosa, nascosta, che aspetta. E vivere le proprie emozioni con tenacia, con quella purezza di intenti, non contaminata dai clichè, dalle abitudini, dagli usi comuni, dalle certezze del mondo che viviamo, vivere, come ci pare, fare errori, tornare indietro, lasciare, cominciare, disfare, uscire dalla gabbia delle nostre zone erronee, vivere il presente, assaporare ogni attimo di vita, questo è il vero modo di farsi beffa della morte. Lasciare di sè, un impronta indelebile, un quadro di colori, un immagine di se che mai sbiadirà dalla memoria di chi ci ama, e amare, amare sempre, amare incondizionatamente, amare se stessi e gli altri, senza buonismi, eccessi di zelo, ma amare col cuore e vincere la morte.
Ciao uomo delle stelle.

martedì 15 dicembre 2015

Lettera a Babbo Natale.

Ciao Babbo Natale,
Sono certa che sei sveglio come me. Affondi sulla tua seggiola a dondolo, coperto dalle letterine che ieri sera ubriaco di rum non hai più letto, ma solo perchè il sonno ha preso il sopravvento e ti ha colto. Dalla finestra innevata la tua renna fedele ti osserva mentre ronfi davanti al camino, ormai quasi spento col panciotto della giubba sbottonato, le gambe poggiate su un enorme poltrona di raso giallo e i tuoi grossi piedi che affondano in grandi babbucce, che la tua ultima consorte ha lavorato a mano. (peccato che da una di esse si intravede il tuo grande pollicione). Eh ma io ti capisco, son giorni di duro lavoro, chilometri di lettere da leggere, sacchi gonfi di carta sparsi per casa e tanti desideri di grandi e piccini da realizzare. Qualcuno, infatti mi ha detto che tu li realizzi tutti i desideri degli umani, o quasi. Sei talmente vecchio che ormai hai ben capito come funzionano i loro cuori. Tra poche ore ti sveglierai e dopo un abbondante tazzone di latte appena munto, ti concederai ai nostri desideri ad inchiostro. Perché il bello delle lettere che ti scrivono i più, non conoscono tecnologia, perché sono romantiche, nostalgiche, piene di pancia e di cuore, e qui che c azzecca la tecnologia. Una pagina bianca serve, una penna a biro e poi ognuno di noi umani apre sulla carta il suo cuore e ti fa custode di tutti i suoi segreti, di tutti i suoi piu fervidi desideri da umano. Io qst anno non te l ho scritta una lettera, o forse con la mia immaginazione te ne ho scritte tante, ma una paginetta ad inchiostro nero, mi manca. Forse ho un pò di riserve a mettere a nudo il mio cuore, del resto si sa questo ormai sanno farlo benissimo solo i bambini, non libatte nessuno e forse è proprio tutto questo coraggio che li premia, non li batte nessuno ad entusiasmo e candore. Noi grandi, invece siamo più prevenuti, attenti, prudenti, talvolta stanchi di desiderare con la pancia e col cuore, ma nonostante ciò desideriamo. Quando sei un pò cresciuta, come me, non ti importa davvero dell ultimo vestito griffato, della borsa che hai visto in vetrina, delle scarpe?.. ( ops di quelle mi sa che ti importa sempre, se sei una donna come me), ma ciò che vuoi davvero sotto l albero di Natale, bè sono le persone. Quando cresci non desideri cose, desideri persone. Le tue, quelle che la vita ha deciso di regalarti, gli affetti piu cari, quelle persone sempre presenti, che quando fai l appello come a scuola, rispondono sempre " presente" perché sono la. Nella mia lettera, piccola caro Babbo Natale,
prometto che non farai fatica a leggerla scriverò poche righe, tipo queste:
Caro Babbo Natale,
Per quest'anno vorrei trovare la mattina di Natale tutte quelle persone che amo, che siano presenti come in un grande girotondo, e mi sembrerà di aver preso in braccio il mondo. Si perché sarà come esser fermi, eppur viaggiare nei posti più belli del mondo, dai più caldi ai più freddi, perchè le persone restano comunque il viaggio di esplorazione più bello da fare. Se Vuoi aggiungere qualcuno di speciale alla mia lista, fai tu, ti lascio carta bianca, ormai sai cosa mi piace e cosa desidera il mio cuore. Portaci poi un pò di pace in questo pazzo mondo, la gente non capisce. Fa la guerra invece di far l' amore. Altro da dirti non ho, ti aspetto.

mercoledì 11 novembre 2015














San Martino.

La nebbia a gl'irti colli,
piovigginando sale
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mare

ma per le vie del bosco
dal ribollir dei tini
va l'aspro odor dei vini
l'anime a rallegrar

gira sui ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando
sta il cacciator fischiando
sull'uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi di uccelli neri
com' esuli pensieri
nel vespero migrar.

Giosuè Carducci.
 
Voglie Letterarie per augurarVi un buon San Martino, vi dedica questa filastrocca del Carducci che racchiude in sè quello che dovrebbe rappresentare questo gaio giorno. Uno spiedo che scoppietta sui ceppi accesi e l'odore aspro e forte del vino che viene dalle botti ubriache. La nebbia tipica della primavera di San Martino, un immagine quest'anno più fedele degli anni scorsi, le nubi rossastre di buon auspicio che tingono il cielo e tutti quei pensieri esuli che migrano nel vespro. si spera. Mai quadro più bello fu dipinto con i colori più giusti. Il vino scende giù nella gola e inebria i pensieri, copre come un velo di nebbia fitta la memoria, offusca la ragione ed è oblio tutt'intorno. Un oblio legittimo e legittimato per un giorno all'anno. La leggerezza cede il posto al peso di pensieri, responsabilità, impegni ed è subito allegria che con una compagnia complice si sublima. Buon San Martino a tutti amici di Voglie Letterarie. Abbiate cura di questa legittimazione alcoolica e brindate alla vita di ogni giorno.

mercoledì 30 settembre 2015

Ever green.


E' l'ultimo giorno di settembre. Il mio blog si veste di foglie arancio, rossastre, gialle. In realtà anche il mio cuore ne è coperto, è interamente coperto di foglie d'autunno. Ogni tanto sullo sfondo dai colori accesi di questo blog, si scorge qualche bella foglia verde sopravvissuta all'autunno, o forse "evergreen" come quelle cose che non cambiano, chissà! L'estate, la torrida estate con le sue lusinghe d'amore e di sole è ormai alle spalle. Il mare è sempre lì, quell'azzurro che riempie a portata di mano, o meglio di chilometri. Qualche viale si tappezzerà di foglie, cadranno dagli alberi e vestiranno le strade e gli occhi si riempiranno di colori d'autunno e ai più scalderanno il cuore. Comincia a far fresco, c'è il cambio di stagione, si cambia pelle, si cambia abitudini, si cambia, dalla t-shirt al maglioncino. L'estate ha lasciato una qualche traccia sulla nostra pelle e non è l'abbronzatura che pian piano se ne va con l'illusione del sole, è qualcosa di più profondo che magari è destinato a svanire, magari no. Ho letto un libro nel mese di Agosto di Pamuk, il museo dell'innocenza, pagine che gridavano un amore che voleva somigliare un pò a quelle foglie verdi, che voleva essere ever green a tutti i costi, ma che in realtà era passato, come le foglie d'autunno. Pagine dense di amore, della ricerca spasmodica e senza freni dell'amore, pagine che trasudavano di ossessione, di innocenza. A volte speriamo che sia ever green l'amore che incontriamo, vogliamo a tutti i costi che quelle sensazioni provate durino, siano sempre verdi, come le foglie in primavera, e in cuor nostro coltiviamo questa speranza  e la innaffiamo come si fa con una pianta, ogni giorno, perchè affinchè qualcosa duri serve acqua, serve cura, serve dedizione, serve presenza, costanza. Puoi innaffiare una tenera piantina per un mese intero ogni giorno, darle sole, luce, nutrimento, cura, spalancarle le finestre, ma se poi all'improvviso la lasci con le finestre chiuse, al buio, e senza acqua, muore. Muore perchè le manca quella cura che la teneva in vita. A volte, invece, muore e basta. Muore perchè è il ciclo naturale delle cose, le cose vivono, e poi muoiono senza che nessuno possa fare niente per impedirlo. Le foglie d'autunno sono un pò come quegli amori che ingialliscono, che cambiano colore, che mutano nella sostanza e nella forma, che muoiono, ma che ci si ostina a tenere vivi perchè si ha paura di stare senza. E invece quando qualcosa si scopre non essere " evergreen" bisogna trovare il coraggio di lasciare andare ciò che credevamo fosse e non è stato. Ever green suona benissimo, una foglia verde, di un verde smeraldo intenso che brilla tra le foglie morte, brilla come la speranza che non si spegne, nè appassisce mai per il cuore.