La paura. Oggi voglio parlarvi di questo. Cos'è la paura?.. La paura è qualcosa che ti fa fare quello che fai tenendo il freno a mano, la paura è quella sensazione scomoda, quasi fastidiosa come una mosca che ti ronza intorno e che non riesci ad afferrare, che ti affanni a mandar via, e che spalanchi la finestra perchè speri che se ne voli via. La paura è questo, è quel freno che mettiamo alla felicità. E poi stai li a chiederti se la felicità meriti i tuoi freni, quei freni che la ragione ti indica, quei freni che si accendono come indicatori direzionali che ti portano solo fuori strada. Il salvagente ti protegge se non sai nuotare e ti protegge anche se sei un abile nuotatore, quel salvagente li' che preso a buone dosi, come uno sciroppo d'acero, che ti fa bene, bè ti salva, ti protegge dall'esporti nuda e cruda davanti a qualcuno che può toccare con mano le tue fragilità, una per una mentre sfiora la tua pelle, e ti conta le costole. Che bella la fragilità, ci fa essere veri, liberi da schiavitù di forme e clichè, ci fa sentire noi stessi fin in fondo, con le mani che all'occorrenza tremano, con il cuore che ti batte forte all'improvviso e che non puoi fermare, sarebbe stupido fermarlo, dettargli leggi, regole, condizioni, che comunque non ascolterebbe mai, il cuore in queste questioni è completamente sordo. Su una pagina di un libro che tra l'altro ho amato tanto, e continuo ad amare in un modo pressochè intimo e personale, perchè mi è stato regalato da un amica, una di quelle che avresti desiderato fosse presente al tuo matrimonio, alla nascita del tuo bimbo, alla tua dipartita, quell'amica per sempre, quella che il mondo crolla e lei resta, quella con cui vorresti condividere emozioni, quella che c'è ancora, silente, lontana, ma c'è, che mi incrocia, che incrocio, per caso, che resta. Insomma lunga licenza o divagazione che dir si voglia, a parte, questo pezzo qui dice " ho paura perché da qualche tempo mi sento come una lumaca senza guscio e che quel lui cui lo dici, senza filtri e senza difese che solo gli adulti sanno innescare, ti risponde ".. se è per questo anche io ho paura, mi sembra di essere una rana senza membrane connettive nelle zampe " e si resta così per un po' a guardarsi negli occhi con le proprie fragilità, nudi, non solo senza vestiti addosso, ma nudi nel senso più vero. Si resta così una lumaca senza guscio e un ranocchio privo di membrana connettiva. Ed io credo che è esattamente così che dovremmo mostrarci, nudi, senza membrane connettive nelle zampe e come una lumaca senza guscio, vestiti delle nostre fragilità. Cazzo, mi direte voi, la fai facile.. Bè io rispondo che non è di certo facile, perchè quelle parti di noi che sono lì vigili, pronte a difenderci, a soccorrerci, a vestirci di orgoglio, vanità, sicumera, che in qualche modo tirano un sipario su quel bimbo/a che ha paura di mostrarsi come un adulto funzionale. E invece, quello che ci sfugge, è che sono le nostre fragilità a creare i nostri punti di forza. E' partendo da quelle, che lavorando su noi stessi, si va lontano. E' quasi come figurarsi un corpo nudo di donna che da sola con fatica e maestria con in mano un piccolo scalpello, modella se stessa, andando a snellire, scolpire, quelle parti dove la fragilità s'addensa, andando a lavorarci su, alla ricerca di un corpo perfetto che però rappresenta l'anima. Ora scappo ho delle raccomandate da fare e la posta mi chiude a breve. Spero facciate tesoro di quanto vi ho detto. Ridete delle vostre fragilità, amatele, conviveteci, fateci l'amore e avverrà il miracolo. Ciao, per ora.
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mercoledì 27 aprile 2016
mercoledì 22 aprile 2015
Le medianeras.
Quando signora Insonnia bussa alla porta della tua stanza, il modo migliore per accoglierla è aprirle, provvista di intelligenti munizioni, come possono esserlo, un libro, o un p.c. acceso su un canale streaming. Ed è così che l ho accolta io la notte scorsa l'insonnia, ho cercato tra i mille film proposti dal sito, e alla fine ne ho scelto uno a caso, che si è rivelato molto bello e di cui ho una gran voglia di parlarvi. Quindi signora Insonnia si è accomodata in poltrona ed è rimasta silente per tutto il tempo ad osservarmi, finchè esausta si è addormentata, lei, ovviamente. Streaming è una trovata intelligente, un pò come le reti wireless, un pò come la salsa ketchup nelle patatine, l'I-pod, il forno a microonde, i pacchetti groupon, i viaggi low-cost, e tant'altro di geniale e gratuito, o quasi. Intelligenza, poi vuol dire anche sfruttare l'intelligenza di un sistema intelligente e quindi che lo show abbia inizio!
Del tutto alla cieca, ho beccato un film cult dell'anno 2014, dal titolo " Medianeras, innamorarsi a Buenos Aires, opera prima di Gustavo Taretto. La location è la città di Buenos Aires, una città triste, che volta le spalle al proprio fiume, con numerose ipertrofie urbanistiche, mastodontiche e variegate, belle e orrende al contempo poste a metafora dell'animo stesso degli abitanti. Il film ha inizio con un susseguirsi di immagini che ritraggono questa città così convulsa e caotica dove ogni essere umano tende a rappresentare solo un numero, e delle volte un numero che si è dimenticato. Tra i milioni di persone che popolano la metropoli, i protagonisti del film sembrano essere due ragazzi che vivono una vita quasi parallela, eppur adiacente, vicina, destinati a sfiorarsi, via via sempre più vicino, fino a toccarsi e incrociarsi solo verso la fine della proiezione. Siamo in piena era internet, Martin e Mariana, vivono in due palazzoni adiacenti, dove gli stessi appartamenti sembrano essere vere e proprie scatole per scarpe, quasi completamente privi di un occhio sul mondo circostante, dove se mai dovesse esserci una terrazza, questa è talmente piccola, che un povero cane, lasciato da solo e costretto ad andare su e giù in uno spazio ristretto di pochi metri preferisce suicidarsi lanciandosi giù, dove un bimbo piccolo in sella alla sua moto-giocattolo va avanti e indietro più volte quasi a ripetere un ritornello stonato. Veniamo a Martin, lui lavora per il suo psichiatra, di cui cura il sito internet, è in cura per un problema di psicosi, ma in via di guarigione, esce molto poco di casa, vive praticamente attaccato al computer e quelle poche volte in cui decide di uscire dalla sua scatola di scarpe, bè si attrezza del suo zainetto pesante, che contiene, tra psicofarmaci, guide antipanico, anche il dvd di playTime, tre film di Tati, preservativi, etc. Insomma un vero e proprio kit di sopravvivenza. Martin è un fobico, un web designer che si è talmente rinchiuso in se stesso e nelle mura di casa, da riuscire ad uscire da questa psicosi, solo grazie alla fotografia. Mariana invece, che abita nella scatola di scarpe adiacente, è una gran bella ragazza, fragile, anche lei con nevrosi e turbe, è architetto, ma non ha mai realizzato nulla, neanche un bagno, e lavora come allestitrice di vetrine per poter sopravvivere.Ha rinchiuso fuori dalla sua vita ogni rapporto sociale, dopo un rapporto durato 4 anni con un uomo che a un certo punto, ha guardato per la prima volta, dopo anni, come un estraneo. Lei è claustrofobica, si cura poco o per niente, non prende l'ascensore, mai, si fa a piedi gli otto piani di scale per raggiungere il suo appartamento. Le piace allestire vetrine, vestire manichini, la fa sentire anonima e questo la toglie dalla visibilità, dall'imbarazzo di essere o dover essere qualcuno. Un manichino d'uomo se lo tiene in casa, come per farsi compagnia, gli fa la doccia, lo veste e lo sveste e si eccita pure con lui, dicendogli il giorno dopo mentre facendo colazione beve il suo caffè, di non illudersi perchè è stato solo sesso. Piange disperata quando l'inquilino della stanza accanto suona imperterrito il suo pianoforte, quella musica le tocca delle corde e allora tira dei colpi sul muro, per farlo smettere, o lancia con forza il suo tazzone del thè o caffè contro il muro per far tacere la musica. Mariana rifugge ogni rapporto, ogni relazione, crede di bastare a se stessa, si sente al sicuro nel suo anonimato. Quando un tipo nel negozio le chiede di uscire, lo molla al tavolo da solo e fugge via, quasi confortata per esservi scampata. Martin invece ha le sue " storielle" di poco conto, e vive con un cagnolino bianco, di piccola taglia, una barboncina, che la sua ex gli aveva lasciato in custodia quando tempo fa aveva deciso di partire, senza però più tornare. Martin si sbarazza di una poltrona con le rotelle, che trovava dannosa per la sua cervicale, Mariana, la trova giù abbandonata e la trova carina e la recupera, portandosela nel suo appartamento. Entrambi insomma sono single e sociopatici. Tristi come i palazzi della loro città e la loro facciata: "medianera", appunto,una facciata inutilizzabile, senza finestre, dove vengono appesi manifesti pubblicitari scarsamente attraenti. Pare sin da subito che Martin e Mariana siano fatti per piacersi, amano le stesse cose, ascoltano la stessa musica, frequentano la stessa piscina, piangono davanti allo stesso film, eppure mai incrociati, mai fino a quando entrambi, decidono di far aprire un buco, a mò di finestra sulle medianeras, quelle facciate inservibili. Davvero divertente e simpatico è il momento in cui entrambi si affacciano, e lei sbuca da una finestrella in alto nel bel mezzo di uno slogan pubblicitario e lui da una finestrella in basso all'interno di un paio di boxer da uomo, scena davvero simpatica e quasi surreale. Si vedono da lontano per la prima volta e sorridono, entrambi hanno voglia di uscire dalla trappola di cemento urbano che li avvolge, e di trovare una soluzione a quel caos di grattacieli e volti senza nome. Poi a un certo punto, verso la fine del film, Martin e Mariana, si incontrano, lei lo intravede dalla finestra, vestito come quel personaggio della sua vita, che in un libro illustrato che la accompagna da sempre, cerca con una lente di ingrandimento di scorgere nella moltitudine della folla, vestito con una maglia a righe bianca e rossa, e con quel cagnolino bianco al guinzaglio, lo scorge dalla finestra, in martin, riconoscendovi qualcosa di familiare e vince persino la fobia dell'ascensore, ci sale su e scende fino ad uscire fuori dal palazzo e incontrarlo. Si guardano per la prima volta e qualcosa scatta. L'ho trovato un gran bel film che da l'idea di come in un era in cui si è costantemente connessi si è poi così dannatamente soli. Un film che mostra i personaggi per quello che sono, ammalati di solitudine, tanto da rifuggire con ogni mezzo e modo il sociale, chiusi in se stessi, veri, con i loro drammi, le loro psicosi, ma veri, senza apparenze a tutti i costi. Ed in fondo dove sta scritto che bisogna essere diversi da quello che si è, che necessariamente bisogna apparire vincenti, socialmente forti e brillanti?... Mariana e Martin sono tutt'altro, fanno un uso costante di psicofarmaci seri, senza farne un dramma, vivono una vita lontano dai riflettori, perfino del quotidiano, convivono con le loro nevrosi e le loro vite anonime e sono, infelici, talvolta anche felici. A me è piaciuto molto questo film, perchè il vero coraggio non sta nel tessere le proprie lodi o apparire forti e vincenti, quello, purtroppo, sembra pagare, ma solo in una società, dove o si balla quella danza o sei tagliato fuori, perchè devi venderti bene, devi avere buone referenze, o sei inevitabilmente escluso, sei out, fuori. e quindi come tanti soldatini, ci mettiamo in riga e seguiamo la marcia, una marcia che o rende felici noi stessi o che non ci porta da nessuna parte, o meglio si, solo ad assecondare le aspettative e i bisogni degli altri. Il vero coraggio è mostrare le proprie fragilità, il proprio tallone d'achille e pensare che tutti noi, chi lo nasconde meglio degli altri, chi no, siamo incredibilmente umani.
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lunedì 14 luglio 2014
Il re del niente.
Sveglia nel cuore della notte col cuore che mi tambura in gola e non riesco a fermarlo.
Hanno arrestato Grignani!!!.. Lo so bene, mica è nella mia vita, mica ci ho mai parlato, ma è il compagno più fedele della mia adolescenza, quel falco a metà che mi canta dentro da sempre, probabilmente. E sono arrabbiata e vorrei gridarlo al mondo, a questo mondo di finto perbenismo e apparente integerrimita'. Come amare qualcosa o qualcuno che di perfetto, se vogliamo non aveva/ non ha nulla!!..E' un uomo difficile e allora?... Non ha mai fatto mistero della sua fragilità, e quindi perché questo spietato accanimento?... Ma per caso la gente è sempre così perbenista e forte e integerrima da non avere una crisi, un attacco di panico, da non rifugiarsi in un mondo artificiale, dal non ricercare stimoli se vogliamo non proprio ortodossi in dell'altro?.. Io non lo giustifico, attenzione, non sto qui a fare l' avv. difensore di un uomo debole, e che ha commesso degli errori, e che merita le conseguenze di tanto. Ma lo sapete voi perché mi piace Grignani? Non solo perchè da adolescente intonavo le sue canzoni e mi montava una pioggia di brividi sulla pelle, perché mi piacciono i suoi testi, ma perché nel suo grido Rock sento un gran senso di libertà pervadermi, perché quando ascolto "liberi di sognare" sento che ogni cosa di questo mondo anche la più lontana da me, può essere alla mia portata, perché lui è uno che nella vita non è mai sceso a compromessi, perché forse è bello e dannato, e come formula può essere un pò obsoleta, ma è fuori dal palcoscenico un uomo normale, con le sue debolezze e le sue fragilità, con quella mancanza di stimoli che ti fanno sentire vivo al mondo, e con quella ricerca, esattamente come ognuno di noi in qualcos' altro che te li regala!.. Forse questo qualcosa di altro non è propriamente ortodosso, ma chi stabilisce cosa lo sia in un mondo che funziona al contrario??... A suo modo, credo, forse neanche tanto intelligente o studiato, perché lui è come un testo di una sua canzone che amo, " sincero e leggero" come non conviene, (ma quello è il sangue che gli corre nelle vene), da in pasto più o meno gratuitamente le sue debolezze, e i più vi si accaniscono come iene su una carcassa umana. Perché bisogna necessariamente ballare la danza degli altri, perchè bisogna assecondare il balletto perfetto, essere l'uomo perfetto?.. Per la felicità di chi?... per non deludere le aspettative di chi? Perché, la verità è che essere davvero liberi ha un caro prezzo. Il Grigna ha sbagliato, ma non ha volutamente, coscientemente fatto del male a nessuno, come invece tante bestie che chiamiamo uomini, fanno! E' un compagno di vita, forse non facile, ma eccezionale, e' un padre meraviglioso e premuroso con i suoi bambini, e invece già imperversa alle radio la nomea di cattivo esempio come padre, ma cosa ne sa la gente della gente? Si è pronti a giudicare, a ferire, a montare su un inferno, non considerando che quell'inferno è la vita di un uomo, che ha avuto l'unica pecca di mostrare sotto l'effetto d'alcool la propria fragilità e vulnerabilità. E' che a volte, quegli animi complessi, quelle menti complicate, quei geni creativi, e lui è un chitarrista, un cantautore, un artista, un rocker, hanno qualcosa dentro di così bello, ma a volte, di naturalmente, congenitamente contorto che si trovano a pagare un prezzo molto salato per quella sensibilità e fragilità, e ci sono nati con quella voce interiore complicata, con quella complessità inestricabile, non possono di certo sbarazzarsene, magari si potesse, bisogna farci i conti, perché siamo fatti di carne e sangue e ossa e di fottutissime emozioni. Quindi io che ascolto Grignani da sempre, che lo amo da sempre, che sono una fan della sua musica, del suo estro, del suo pensiero, della sua arte, non posso credere che abbia scientemente fatto qualcosa che va contro quello che è, contro la sua natura umana, come lui stesso scrive e canta. Chi al mondo non beve un goccio per annegare un disagio, un dispiacere, chi è così cristallino, chi?... Bè sia pronto a scagliare una pietra allora!!! Io il re del niente, il falco a metà, la fabbrica di plastica, natura umana, ribellione, bè me li sento addosso, a volte mentre sono in macchina e vado ascolto la sua musica a tutto volume e canto le sue canzoni a squarciagola. Liberi di sognare e di vivere come ci va, non vuol dire fare quello che lui ha fatto, vuol dire essere se stessi fino in fondo, non ingannare se stessi mai. " Com'è fragile, com'è strana questa mia natura umana, lui stesso lo canta, senza nascondersi dietro a un dito e senza aver mai negato di essere un uomo facile, senza aver mai ammesso di essere il re di qualcosa, essendosi sempre sentito il re del niente. A me piace moltissimo quel pezzo ed io capisco perchè a volte è meglio sentirsi ed essere il re del niente, perchè essere il re di un qualche regno, vuol dire averne la responsabilità, volerne essere sempre all'altezza e voler mantenere questo regno qua, ed è una grandissima fatica. Essere nessuno, invece, essere il re di nulla, può voler dire poter essere nella propria libertà qualsiasi cosa. Ora che sia stato debole, lo è stato, fragile? lo è stato, ma non lo condanno, lo assolvo con formula piena. E che nessuno si permetta di dire che non è un buon esempio, non è un buon padre, non è nulla di buono, nessuno giudichi mai nessuno. Da un paio di settimane è uscito un nuovo singolo, che ho già ascoltato, " non voglio essere un fenomeno" che anticipa il nuovo album di settembre prossimo, " A volte esagero". Ha, di fatto, esagerato, e credo ne abbia assoluta consapevolezza da quanto ha scritto e rilasciato alla stampa. Io credo in lui, e continuerò a farlo, credo in come mi fa sentire la sua voce, nell'energia che mi trasmette, io! Per quanto riguarda voi, sto provando a trasmettervi quello che sento io, che penso io, e non ho la presunzione di riuscire a farlo, ma ho il sacrosanto dovere di provarci. Forza Grigna da Voglie Letterarie.
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