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venerdì 17 giugno 2016

Voglie consiglia senza presunzione.

Leggere aiuta a tenere in piedi o quantomeno in equilibrio i propri sogni. Leggere un libro ti porta da qualche parte sempre, e delle volte un libro scelto a caso ti da proprio quelle risposte che stavi cercando. Ma non voglio farvi da Guru, tediarvi, o mostrarvi un qualche sentiero che conduce da qualche parte, non so nemmeno dove conducono le strade che imbocco io. Mi perdo, e a volte perdermi mi piace, mi spalanca orizzonti nuovi, che prima non vedevo. Perdersi ti disorienta, cerchi invano una bussola e continui a sentirti sempre più perso, non so che dirti, continua a vagare, come faccio io, prima o poi capirai qualcosa e ti ritroverai da qualche parte, forse il nostro, delle volte, è un percorso obbligato. Però una cosa, dall'alto della mia semplicità, entrando in punta di piedi in ognuna delle vostre vite, senza entusiasmi, oggi non ne ho per me, bè un consiglio che funziona con me, posso darvelo. Andate a correre con la vostra più bella playlist dei ricordi, nelle stradine di campagna, al mare, ma andate a correre, con i vostri neuroni tutti in subbuglio. Magari non sei dell'umore, sei pigro, ma corri, per te stesso, senti i tuoi muscoli, il cuore che batte più forte, ascolta il tuo sangue pulsare e la musica che impazza nelle tue orecchie. Ti sentirai sempre più vivo. E qui sulla tua playlist del cuore io proprio non so mettere bocca, magari sei uno rock come me, magari sei uno da musica pop, balcanica, house, italiana, commerciale, insomma scegliti tu lo sciroppo giusto per i tuoi neuroni e sciroppateli tutti, la musica compie tanti miracoli, magari anche il tuo. 
A me accade questo, che quando corro da sola, o leggo, delle cose intorno a te, senza che tu te lo aspetti, mai, sanno sussurrarti la frase giusta nel momento giusto e regalarti esplosioni di profonda consapevolezza. Credimi, è come se tanti improvvisi, inaspettati indicatori direzionali ti indichino la strada. 
Un altro consiglio, starai pensando, ma tu chi ti credi di essere, ma tu di Voglie, lasciami in pace e s tatte zitta, bè magari fai bene a pensarlo, ma credo dovresti invece ringraziarmi lettore a caso, e lo sai perchè?... Perchè io ti sto regalando dei piccoli ingredienti di felicità a gratis. Quindi statte zitto tu!!
Ecco, perdevo il bandolo della matassa, l'altro consiglio è leggi, leggi. Vai in libreria e lasciati attrarre, soggiogare, da qualche copertina che ti invita ad aprire quel libro e farti un viaggio, che non è il tuo, è come vivere, guardando da una vetrina, curioso, ciò che vivono altri, e vedere il dipanarsi delle loro vicende, e cogliere in quelle storie sempre un pò di ciò che ci riguarda. 
A me capita una cosa strana quando entro in libreria. Per prima cosa, è il libro a scegliere me. Poche volte ho le idee chiare. E poi stranamente mi accosto alla lettura proprio di quel libro di cui avevo bisogno e qualcosa, credete a me, succede sempre. Comunque come ogni anno sarà mia premura farvi un elenco dei libri consigliati da portare in valigia nelle vostre vacanze, da portare con voi sotto l'ombrellone, ma questo ve lo dirò forse, alla prossima puntata. 
Intanto ascoltate la musica, quella di altri, e a un tratto, accadrà che sentirete la vostra, anche se adesso siete sordi, non importa, ascoltate la musica, imbevete i vostri neuroni di note e di energia, e poi leggete, vivete le storie degli altri, e qualcosa, qualcosa, vi sorprenderà. Lasciatevi sorprendere, sempre. 

mercoledì 20 gennaio 2016

Siamo fatti di carne.



Cazzo! A volte ci scordiamo ciò che non dovremmo scordare mai: siamo fatti di carne, ossa, e sangue che scorre, se ci tagliamo con un coltello, la carne si lacera ed esce il sangue. Siamo carne, non siamo robot, siamo umani, e invece ci ostiniamo a vivere da robot, e tutto ciò che facciamo o che non facciamo ci porge il conto, salato, come avessimo cenato nei migliori ristoranti. 
Siamo fragili, emotivi, fallibili, vulnerabili, siamo carne, a volte pronta al macello. Il cuore sito lì nel gabbiotto toracico pulsa frenetico e ci dice che esistiamo, che respiriamo, che camminiamo, che viviamo, che abbiamo tante e dico tante occasioni di felicità che si spalancano come orizzonti, che da una sola finestra, delle volte non riusciamo a intravedere. E invece noi, cosa facciamo?.. Ci rifugiamo nel passato, non vogliamo andare avanti, ciò che è estraneo, incerto, fragile solo all'apparenza, ciò che non conosciamo, ciò che non ha un certificato di garanzia, ci spaventa, ci terrorizza, e allora rifuggiamo tutto il nuovo che con le sue lusinghe di vita, ci viene a trovare, e scegliamo il vecchio, che conosciamo, che non ci riserva sorprese, che anche se non ci appartiene più perchè non cavalca il nostro presente, lo teniamo in vita, con tutte le nostre forze. Ci ostiniamo a tenere in vita ciò che è morto e il risultato è che viviamo con un cadavere. Ci fossilizziamo, caparbiamente, forse, a guardare in una sola direzione, e ci diciamo che faremmo tante cose, se solo non ci trovassimo in una situazione personale irrisolta, in un limbo, da cui non abbiamo alcuna intenzione di venir fuori. Ci raccontiamo una marea di puttanate e le raccontiamo per primi a noi stessi, e il tempo, ciò che misura avido i battiti del nostro cuore, va, fugge, e se ne fotte del tuo limbo, del tuo irrisolto da risolvere. 
Ho letto da qualche parte che la vita è come il mare, ti si pone lì davanti e poco gli importa se non sai nuotare. O rimani lì sulla sponda, fermo, immobile, accomodato dal tuo limbo, e guardi il mare, e resti passivo, inerme, stringato nell'impossibilità, o lasci cadere i vestiti e ti butti in mare e cominci a muovere le braccia, a mantenerti a galla, a nuotare, anche se non lo sai fare, a nuotare si impara, un pò come si impara a vivere, se metti in conto il coraggio. Pare che i più felici su questa terra di matti e finti eroi, siano quelli che osano, che cercano, nel loro piccolo, di cambiare un pò questo mondo che gira a cazzo. Siamo una generazione di geni folli e ribelli, e poi affoghiamo nelle incertezze, vogliamo avere tutto sotto controllo e quando questo controllo sfugge, sfuggiamo noi a noi stessi. Facciamole le cose, o resteranno lì sulla bocca dello stomaco a sostare come bocconi indigesti, avremo la nausea, le emicranie, l'insonnia. E tutto questo perchè rimandiamo ciò che va fatto, e va fatto subito. Serve coraggio per fare le cose della vita, serve coraggio per essere veramente felici, per dire addio a ciò che non ci appartiene più ma che ci osteniamo a tenere in vita, o resteremo lì sulla sponda fermi, osservando chi avendo trovato il coraggio sta facendosi una delle più belle nuotate. Siamo fatti di carne, ossa e sangue e quindi facciamole le cose, sbagliamo pure, ma buttiamoci nella mischia e viviamo perchè finchè si è vivi, finchè il sangue scorre rosso nelle vene, finchè il cuore batte forte non abbiamo alibi. 

lunedì 7 aprile 2014

Ci sei e ti basta!



Buongiorno mondo!!! Oggi Voglie Letterarie è pimpa, che non è il cartone buffo che guarda mia nipote, no, no!! E' pimpa e basta, abbreviativo di pimpante! Sono felice senza un vero perchè, poi spiegatemi un pò se bisogna essere felici solo se c'è un perchè, se qualcosa va bene, se ho un lavoro che mi gratifica, se ho un compagno, se ho... ! Ecco l'errore di base dove sta, finalizzare la felicità a qualcosa che abbiamo o a qualcosa che ci manca. Cosa c'è e cosa non c'è, chi c'è e chi non c'è, è solo affar mio! Sarò di certo meno figa di un Raz Degan nello spot " sono solo fatti miei", ma direi che il senso è questo qua! Basta prescindere da cosa c'è, c'è una vita, tua tutta da vivere a pieno, sei in perfetta salute, e per di più il sole è alto nel cielo oggi, fossilizzarsi su quello che di materiale hai o ti manca, bè è uno spreco serio. Io stamattina mi sono svegliata col piede destro, quello giusto, e non perchè " Ho", ma perchè è esattamente così che mi va di sentirmi. E' una fantastica sensazione sentire affiorare credo dalle viscere un'energia bellissima, sentire il sangue che ti corre nelle vene e sapere di avere una giornata densa di cose davanti, ma proprio densa densa.. eppure ti svegli e ti va di ballare da sola nella stanza, e poi arrivi in ufficio, guardi l'agenda, non vedi serie scadenze, la richiudi, e ti va di scrivere. punto. scrivere. Ho ricevuto delle chiavi, oggi. le chiavi si, che sono importanti, le chiavi aprono una porta, dalla fiducia alla serratura, le chiavi simboleggiano un far parte di qualcosa, per quanto?.. Non lo so, non me lo sto chiedendo, quest'anno qui ne ho ricevute due di chiavi e mi vanno benissimo, oggi ancor prima di scendere dalla macchina per andare in ufficio, qualcuno me ne ha consegnato un piccolo mazzo, una grande, del portone principale d'ingresso, e tre più piccole che aprono porte, che mi portano in qualche posto, ora. Più chiavi indicano più porte da aprire, più posti da vivere, è come sentirsi a casa e al contempo liberi di andare. Una chiave è sicurezza e indipendenza, è un inizio. Amo gli inizi, mi mettono in circolo, mi sento in gioco. Porte che si aprono e chiavi che consegni e le chiudono, ti richiudi quelle porte alle spalle e non le riapri più, lì ci sei già stato e sai che quelle chiavi non ti servono. E in questo preciso momento ti arriva da una stanza dell'ufficio quella canzone che ti piace, " You would never know" di Imany e senti che tutto è perfetto, che nulla potrebbe essere più perfetto di così, anche se hai tutto o non hai niente. ci sei e ti basta!