lunedì 30 maggio 2016

Narciso infelice






" Risuona l'eco delle ultime parole"!!! .. La parola Eco, nasce da ciò che ne resta dell'amore della bella ninfa Eco per Narciso. Entrambe queste figure hanno riempito pagine della mitologia greca. Narciso era figlio della ninfa Liriope e del fiume Cefiso, che innamoratosi della ninfa la avvolse nelle sue onde e nelle sue correnti, possedendola, e da questa unione nacque Narciso, un bambino di indescrivibile bellezza e grazia che avrebbe avuto una lunga e felice vita, se mai non avesse incontrato e conosciuto se stesso. Narciso crebbe di una bellezza disarmante e senza eguali, tanto che chiunque gli si avvicinava si invaghiva di lui, ma Narciso rifuggiva ogni attenzione amorosa,  era denso di vanità e profondamente insensibile. Un giorno, mentre Narciso era in giro per i boschi, intento a tendere trappole per catturare i cervi, la ninfa Eco lo vide e si invaghì di lui, tanto che lo segui' silenziosamente per i boschi, finchè un giorno, che Narciso si era smarrito nel bosco, lei offrendosi di aiutarlo, gli si mostrò al fiume traboccante d'amore e pensieri teneri, donandosi a lui come un dono. Ma Narciso alla vista di Eco scappò via inorridito. La povera ninfa respinta, si lasciò via via morire per la passione per Narciso che fu aspramente punito da Nemesi per la sua freddezza, e mentre si dissetava nel fiume, vide il suo volto riflesso nell'acqua e cominciò a struggersi solo per quel volto, per se stesso.  " Racconta Ovidio ( Metamorfosi III, 420 e .) " Contempla gli occhi che sembrano stelle, contempla le chiome degne di Bacco e di Apollo, e le guance levigate, le labbra scarlatte, il collo d'avorio, il candore del volto soffuso di rossore... Oh quanti inutili baci diede alla fonte ingannatrice!... Ignorava cosa fosse quel che vedeva, ma ardeva per quell'immagine..."
L'immagine più esaustiva di mille parole, racconta con un contrasto netto e forte, quasi violento nella sua forma descrittiva, la bella Eco che si offre come un dono, nuda alla fonte, ad un uomo, innamorato solo di se stesso. E tutti gli sforzi, i tentativi, gli slanci della povera ninfa si rivelano vani ed effimeri. Osserviamo un Narciso completamente giogo e vittima della sua stessa immagine, incatenato a se stesso, occupato solo di splendere per tutti, che non può accorgersi di un cuore semplice che gli viene teso tra le mani. La bella Eco incontrandolo si condanna all'infelicità, e a causa di questa passione non corrisposta si lascia lentamente morire. E' evidente dalla mimica teatrale dell'immagine, il netto contrasto tra un volto che guarda nella direzione dell'altro, completamente proteso a guardare se stesso. Eco muore, ma forse la sorte più triste viene riservata a Narciso, che invece si condanna solo a vedere la sua immagine riflessa e a struggersi d'amore per un immagine che ha inconsistenza, che non può baciare, amare, toccare, perchè sfugge, si ritrova vittima di sè, pago solo di sè, o forse mai pago, si condanna alla solitudine, ad un appagamento effimero, quello di splendere per chiunque incontri, sempre attento a mantenere accesa quella luce di splendore, si condanna alla solitudine, a non avere quel naturale e sano slancio di amare qualcuno che non sia se stesso. La peggiore delle sorti in vita, non essere in un angolo di cuore di nessuno, solo che questo Narciso non lo sa, non lo sa di essere infelice, perchè è Narciso.
Veniamo a noi, staccandoci dalla mitologia, oh ma quanta fatica fa uno ogni giorno ad essere Narciso? Quanta sofferenza catalizza? Quanta solitudine ingoia?... Quanto impegno a tenere accesa la luce dello splendore vanesio?... Mah credo che Narciso sia davvero il più disgraziato dell'Olimpo, ma non lo sa, quindi da qui il disturbo di personalità, non lo sa ed è felice della sua infelicità. Bel quadretto, non c'è che dire. Si ciba di felicità, emozioni vissute con intensità al cubo, poi appena queste emozioni lo annoiano, lo tediano, ne ricerca un'altra, e ritiene quella precedente non all'altezza. Colleziona emozioni monouso, vive per splendere. Deve essere na gran faticaccia impegnarsi a splendere, stare sempre a mille sul sentiero che porta al tempio e poi rinchiudersi in una stanza del tempio a doppia mandata quando le batterie sono a terra. Povero Narciso, condannato da Nemesi a questa vita infelice. Ecco ora ve lo voglio dire, per me, Narciso era un infelice, baci vani alla sua immagine, e poi rifiuta una donna in carne, più carne che ossa che gli si offre. Ah non capiva proprio niente sto Narciso qua. Avere un posto nel cuore di qualcuno credo sia di gran lunga meglio dell'aridità emotiva e la solitudine, avere un posto in cui tornare è come ricevere un dono, un pasto caldo, un vestito da indossare, avere un porto dove attraccare. Invece Narciso vaga per i boschi e rifugge ogni genere di amore che gli viene offerto, ama se stesso. punto. Colgo una sorta di distorsione cognitiva in questa pagina mitologica. L'espressione " Ama te stesso".. è una delle più belle espressioni che io conosca, amare se stessi è il primo passo per amare gli altri, altrimenti non può esserci alcuna forma di amore sano, ma in questa pagina mitologica dove Narciso la fa da padrone, sembra la si legga come " Ama solo te stesso". Chi ama solo se stesso, chi cerca la propria immagine riflessa in uno specchio d'acqua, bè non potrà mai amare davvero nessuno, potrà planare superficialmente sull'amore, o sull'idea di amore, usare questo amore, cibarsene come un lupo si ciba degli agnelli, ma non potrà mai amare, troppo intento ad osservare il volto di se per accorgersi di un volto di donna che guarda nella sua direzione. Comunque sia resta una pagina interessante. Infelice si. ma interessante.

lunedì 23 maggio 2016

Groundhogday.


Groundhogday! E' una festa celebrata negli Stati Uniti e nel Canada il 2 febbraio, e racconta il comportamento di un esemplare di marmotta americana, un roditore della famiglia sciuridae, diffuso in Canada e Stati Uniti, al suo risveglio.
Quando si sveglia dal lungo letargo, questa strana marmotta, capita che non riesca a vedere la sua ombra perché il tempo è nuvoloso, ed in quel caso lì pare che l'inverno finirà presto.
Se invece vede la sua ombra perché è una bella giornata, si spaventerà molto e tornerà di corsa nella sua tana e l'inverno continuerà per altre 6 settimane. La tradizione statunitense deriva da una rima scozzese "... If Candlemas Day is bright and clear, there'll be two winters in the year. »
Se il cielo è nuvolo la marmotta si sveglia e vive, esce dalla letargia della cecità e si gode i suoi giorni da marmotta felice e sveglia, se invece il cielo è terso e il sole spacca le pietre, bè sto strano esemplare qua, appena intravederà la sua ombra, fuggirà nella sua tana.
Ma tu valla a capire. Anche nella vita ci capitano questi Groundhogday, forse più spesso di quanto pensiamo, come pellicole impazzite di film appena visti che corrono veloci su uno schermo. Ieri sono stata incollata a una pellicola, un po' per noia, un po' per svago. Ho visto un film che raccontava di un grande, spettacolare Groundhogday, di quelli da spavento. C'era tutto, tutte le costanti, gli elementi possibili perché la marmotta decidesse di vivere, di abbandonare il letargo, di aprire gli occhi, e invece sceglie la cecità, intravede l'ombra di un qualcosa che si delinea e che la spaventa e sceglie di tornare a dormire. Qualcosa, qualcuno che incontra sul suo cammino, qualcuno in cui per una legge naturale della natura, si inciampa, ci si imbatte, qualcuno ci prova, a farle cadere le bende dagli occhi, sempre, o quasi sempre, essendoci, restando lì senza farsi sentire, in silenzio. Qualche volta il silenzio è così forte, così ingombrante, così silenzio, che sembra anticipare un fragore di tuono. Groundhogday! Quanto dura l'inverno?....  


lunedì 16 maggio 2016

Maschere e volti.

Ci sono le maschere e poi ci sono i volti. I volti hanno occhi limpidi che ti guardano dritta in faccia e attraverso, le maschere si attaccano sul volto e celano lo sguardo.Da sempre mi porto in giro per il mondo un volto,nascosta giù in fondo alle pieghe dello stomaco una maschera. Le maschere mi piacciono, hanno un non so che di misterioso che attrae, la maschera nasconde un volto e tu pur di arrivare a vedere quel volto puoi anche perdere te stesso,per poi scoprire che davvero non valeva la pena, scoprirlo tardi quando arrovellandoti appresso ad una maschera hai perso un volto che ti ha sempre guardato con occhi limpidi dalla prima volta. A un ballo una maschera funziona, cela lo sguardo, sei tu ma ti muovi sotto mentite spoglie. Uno, nessuno, centomila. Funziona! La gente ama le maschere non i volti, rifugge dalla limpidezza di uno sguardo, fa paura, invece una maschera ti protegge dallo svelare la vera identità, ti salva da un volto scomodo. Maschere e volti. Servono gli uni agli altri, sono complementari, funzionano insieme, tante volte, che tristezza. La mia la tengo sul viso solo a carnevale,perchè mi piace giocare al mistero, e poi ne ho una attaccata sulla faccia ogni giorno che sorride sempre alla gente, come avesse una paresi facciale, sorride con gli occhi e con la bocca, dispensa sguardi di cortesia, e parole che la raccontano in ogni gesto. Poi ne ho un altra, nascosta lì, nelle pieghe dello stomaco,che utilizzo quando ho paura, quando piove tanto forte fuori, quando piove tanto forte dentro. Maschere e volti, gente che gioca e basta e gente che fa sul serio giocando.Vaffanculo!!! Ho deciso che non ci sto. Io voglio volti dagli occhi limpidi che mi guardano attraverso, non maschere, non ne faccio neanche collezione. Una volta mi è venuta voglia di collezionare qualcosa, non erano farfalle, e nemmeno francobolli. Mi sono messa a collezionare i momenti. Ho preso un enorme scatolone di cartone e ho messo dentro i best moments e i bad moments, così a caso. Poi un giorno mi sono stancata di collezionare momenti e ho buttato via tutto, forse non ho pazienza per le collezioni. Sono una easy io, poco metodo, sono liquida e quando sono felice divento aeriforme. Vabè maschere e volti, forse organizzo una festa e invito gli uni e le altre,forse per una volta lo troveranno il coraggio di guardarsi veramente negli occhi. Piove. E chi se ne frega. La pioggia mi piace, specie quella piccola, ti bagna il necessario e ti fa sentire libera come mai.

venerdì 13 maggio 2016

A Mandorla.

Minuscola come una mandorla. Vorrei trovare per te un nome perfetto, di quelli che le persone quando ti chiedono " come ti chiami"? tu rispondi " mi chiamo così" e loro ti dicono " che nome bellissimo è creato apposta x te".
Vorrei aver studiato di più l'italiano e aver letto tanti bei libri per scriverti una lettera piena delle parole più preziose del mondo, ma a scuola non ci sono mai andata troppo volentieri! Ma proprio una ragazza che conosco, un giorno mi ha detto che " più sai usare le parole, più ti allontani anzichè avvicinarti a quello che vuoi realmente esprimere" Quindi sai che ti dico, sono felice di non saper scrivere bene per dirti quello che vorrei.
Vorrei farti mangiare tutto il cioccolato che vuoi senza che ingrassi (è buonissimo, il mio preferito è quello al latte)
Che se i compagni di classe ti prendono in giro per qualche motivo, tu pensi che sono sbagliati loro, mica tu.
Fare molti viaggi con te, vorrei che non ti ammalerai mai, che non ti spuntano i denti del giudizio, toglierli poi fa davvero male. Che ti piacciono i cappelli come piacciono a me, così possiamo collezionarli insieme.
Vorrei che hai tanti amori, di quelli scemi che fanno girare la testa e ronzare i calabroni in pancia: tutti non fanno che ricordarmi che l amore nella vita non è tutto, e certamente hanno ragione. Ma che ti devo dire? i giorni più felici che ho passato, ( senza contare oggi naturalmente) sono stati quelli che ho passato innamorata. Magari di qualcuno che non ne valeva affatto la pena, ma che fa? Non c è cosa al mondo più bella di svegliarsi in un letto dove non avevi mai dormito prima di quella notte, e pensare: ecco, in qsto momento non mi manca niente. E quindi vorrei che di quel genere di mattine tu ne vivi tante. ma naturalmente, che poi ad un certo punto, trovi la persona giusta, ( giusta x te intendo) Io non ci sono riuscita, ma ancora ci spero. Il problema è che gli uomini rimangono incantati quando allo zoo vedono per la prima volta una giraffa, ma poi a casa preferiscono tenere un cagnolino. E' per qsto che vorrrei che cresci rara come una giraffa in città, ma con l istinto domestico del cagnolino ( che a me è sempre mancato).
Che nei momenti di disperazione non ti viene in mente di invidiare la felicità degli altri, le fortune, i successi, le certezze, i risultati, le luci nelle case degli altri, dappertutto c è del bene, dappertutto c è del male. Vorrei pensarti sempre più forte di quello che potrà capitarci. Insegnarti a cucinare, Vorrei che trovi un amico come per me è Michelangelo, qualcuno che mentre tutto il resto gira e cambia, rimane fermo. Vorrei che leggerai qsta lettera quando ne avrai bisogno, così potrà farti bene come oggi sta facendo bene a me scriverla. Vorrei che litighiamo quel poco che basta per capire che siamo davvero importanti l' una per l'altra. Vorrei che tuo padre fosse un astronauta che cammina sulla luna, ma che pensa sempre a noi, e non un uomo come tanti che abita in via Grotta perfetta 315 e una sera di marzo, forse per noia, forse x curiosità nell'ex lavatoio del 6 piano ha fatto l amore con me. Vorrei vorrei vorrei.

mercoledì 27 aprile 2016

IL Ranocchio e la lumaca.

La paura. Oggi voglio parlarvi di questo. Cos'è la paura?.. La paura è qualcosa che ti fa fare quello che fai tenendo il freno a mano, la paura è quella sensazione scomoda, quasi fastidiosa come una mosca che ti ronza intorno e che non riesci ad afferrare, che ti affanni a mandar via, e che spalanchi la finestra perchè speri che se ne voli via. La paura è questo, è quel freno che mettiamo alla felicità. E poi stai li a chiederti se la felicità meriti i tuoi freni, quei freni che la ragione ti indica, quei freni che si accendono come indicatori direzionali che ti portano solo fuori strada. Il salvagente ti protegge se non sai nuotare e ti protegge anche se sei un abile nuotatore, quel salvagente li' che preso a buone dosi, come uno sciroppo d'acero, che ti fa bene, bè ti salva, ti protegge dall'esporti nuda e cruda davanti a qualcuno che può toccare con mano le tue fragilità, una per una mentre sfiora la tua pelle, e ti conta le costole. Che bella la fragilità, ci fa essere veri, liberi da schiavitù di forme e clichè, ci fa sentire noi stessi fin in fondo, con le mani che all'occorrenza tremano, con il cuore che ti batte forte all'improvviso e che non puoi fermare, sarebbe stupido fermarlo, dettargli leggi, regole, condizioni, che comunque non ascolterebbe mai, il cuore in queste questioni è completamente sordo. Su una pagina di un libro che tra l'altro ho amato tanto, e continuo ad amare in un modo pressochè intimo e personale, perchè mi è stato regalato da un amica, una di quelle che avresti desiderato fosse presente al tuo matrimonio, alla nascita del tuo bimbo, alla tua dipartita, quell'amica per sempre, quella che il mondo crolla e lei resta, quella con cui vorresti condividere emozioni, quella che c'è ancora, silente, lontana, ma c'è, che mi incrocia, che incrocio, per caso, che resta. Insomma lunga licenza o divagazione che dir si voglia, a parte, questo pezzo qui dice "  ho paura perché da qualche tempo mi sento come una lumaca senza guscio e che quel lui cui lo dici, senza filtri e senza difese che solo gli adulti sanno innescare,  ti risponde ".. se è per questo anche io ho paura, mi sembra di essere una rana senza membrane connettive nelle zampe " e si resta così per un po' a guardarsi negli occhi con le proprie fragilità, nudi, non solo senza vestiti addosso, ma nudi nel senso più vero. Si resta così una lumaca senza guscio e un ranocchio privo di membrana connettiva.   Ed io credo che è esattamente così che dovremmo mostrarci, nudi, senza membrane connettive nelle zampe e come una lumaca senza guscio, vestiti delle nostre fragilità. Cazzo, mi direte voi, la fai facile.. Bè io rispondo che non è di certo facile, perchè quelle parti di noi che sono lì vigili, pronte a difenderci, a soccorrerci, a vestirci di orgoglio, vanità, sicumera, che in qualche modo tirano un sipario su quel bimbo/a che ha paura di mostrarsi come un adulto funzionale. E invece, quello che ci sfugge, è che sono le nostre fragilità a creare i nostri punti di forza. E' partendo da quelle, che lavorando su noi stessi, si va lontano. E' quasi come figurarsi un corpo nudo di donna che da sola con fatica e maestria con in mano un piccolo scalpello, modella se stessa, andando a snellire, scolpire, quelle parti dove la fragilità s'addensa, andando a lavorarci su, alla ricerca di un corpo perfetto che però rappresenta l'anima. Ora scappo ho delle raccomandate da fare e la posta mi chiude a breve. Spero facciate tesoro di quanto vi ho detto. Ridete delle vostre fragilità, amatele, conviveteci, fateci l'amore e avverrà il miracolo. Ciao, per ora.

mercoledì 20 gennaio 2016

Siamo fatti di carne.



Cazzo! A volte ci scordiamo ciò che non dovremmo scordare mai: siamo fatti di carne, ossa, e sangue che scorre, se ci tagliamo con un coltello, la carne si lacera ed esce il sangue. Siamo carne, non siamo robot, siamo umani, e invece ci ostiniamo a vivere da robot, e tutto ciò che facciamo o che non facciamo ci porge il conto, salato, come avessimo cenato nei migliori ristoranti. 
Siamo fragili, emotivi, fallibili, vulnerabili, siamo carne, a volte pronta al macello. Il cuore sito lì nel gabbiotto toracico pulsa frenetico e ci dice che esistiamo, che respiriamo, che camminiamo, che viviamo, che abbiamo tante e dico tante occasioni di felicità che si spalancano come orizzonti, che da una sola finestra, delle volte non riusciamo a intravedere. E invece noi, cosa facciamo?.. Ci rifugiamo nel passato, non vogliamo andare avanti, ciò che è estraneo, incerto, fragile solo all'apparenza, ciò che non conosciamo, ciò che non ha un certificato di garanzia, ci spaventa, ci terrorizza, e allora rifuggiamo tutto il nuovo che con le sue lusinghe di vita, ci viene a trovare, e scegliamo il vecchio, che conosciamo, che non ci riserva sorprese, che anche se non ci appartiene più perchè non cavalca il nostro presente, lo teniamo in vita, con tutte le nostre forze. Ci ostiniamo a tenere in vita ciò che è morto e il risultato è che viviamo con un cadavere. Ci fossilizziamo, caparbiamente, forse, a guardare in una sola direzione, e ci diciamo che faremmo tante cose, se solo non ci trovassimo in una situazione personale irrisolta, in un limbo, da cui non abbiamo alcuna intenzione di venir fuori. Ci raccontiamo una marea di puttanate e le raccontiamo per primi a noi stessi, e il tempo, ciò che misura avido i battiti del nostro cuore, va, fugge, e se ne fotte del tuo limbo, del tuo irrisolto da risolvere. 
Ho letto da qualche parte che la vita è come il mare, ti si pone lì davanti e poco gli importa se non sai nuotare. O rimani lì sulla sponda, fermo, immobile, accomodato dal tuo limbo, e guardi il mare, e resti passivo, inerme, stringato nell'impossibilità, o lasci cadere i vestiti e ti butti in mare e cominci a muovere le braccia, a mantenerti a galla, a nuotare, anche se non lo sai fare, a nuotare si impara, un pò come si impara a vivere, se metti in conto il coraggio. Pare che i più felici su questa terra di matti e finti eroi, siano quelli che osano, che cercano, nel loro piccolo, di cambiare un pò questo mondo che gira a cazzo. Siamo una generazione di geni folli e ribelli, e poi affoghiamo nelle incertezze, vogliamo avere tutto sotto controllo e quando questo controllo sfugge, sfuggiamo noi a noi stessi. Facciamole le cose, o resteranno lì sulla bocca dello stomaco a sostare come bocconi indigesti, avremo la nausea, le emicranie, l'insonnia. E tutto questo perchè rimandiamo ciò che va fatto, e va fatto subito. Serve coraggio per fare le cose della vita, serve coraggio per essere veramente felici, per dire addio a ciò che non ci appartiene più ma che ci osteniamo a tenere in vita, o resteremo lì sulla sponda fermi, osservando chi avendo trovato il coraggio sta facendosi una delle più belle nuotate. Siamo fatti di carne, ossa e sangue e quindi facciamole le cose, sbagliamo pure, ma buttiamoci nella mischia e viviamo perchè finchè si è vivi, finchè il sangue scorre rosso nelle vene, finchè il cuore batte forte non abbiamo alibi. 

martedì 12 gennaio 2016

Ciao StarMan.


Ciao amici di Voglie. Ieri è andato via un grande, un gigante della musica rock, un trasformista del rock, David Bowie. Il 10 gennaio 2016 nello stato di Manhattan, New York, si spegne consumato da un cancro, che però non ha mai spento o avvilito la sua anima tenace, una rockstar, un mito di ieri, oggi e domani, perchè se la morte è un evento certo, è altrettanto certo che David Bowie, vivrà per sempre. Non è morto, si è solo imbarcato in un altra pazza avventura. Il duca bianco che ora percorre le strade del cielo, con tutta la sua stravaganza, la sua eleganza, il suo tenace individualismo, mai letto tra le righe, ma al contrario gridato, urlato in ogni suo mood, non lo scorderemo, di certo mai. E' un manifesto del Rock. Celebri le sue " massime" incastonate come diamanti puri, per chi è capace di coglierle, nelle sue canzoni, ne cito alcune:

 io sarò re, e tu, tu sarai la regina. Sebbene niente li porterà via, possiamo essere Eroi, solo per un giorno. Heroes.

Malgrado sia lontano più di centomila miglia, Mi sento molto tranquillo, E penso che la mia astronave sappia dove andare. Space Oddity.

Hai il vestito strappato, la tua faccia è un casino. Non sei mai soddisfatta, ma l’eccesso è la tua regola. Rebel Rebel.

C’è un uomo delle stelle che aspetta in cielo, gli piacerebbe venire e incontrarci, ma pensa che potrebbe impressionarci. C’è un uomo delle stelle che aspetta in cielo, ci ha detto di non scacciarlo, perché lui sa che ne vale la pena. Starman.

Pace in terra, può esserci. Negli anni a venire, forse vedremo,Vedremo il giorno di glori, Vedremo il giorno, quando gli uomini di buona volontà, Vivranno in pace, vivranno in pace ancora. Peace on earth. 

Uno spirito ribelle, irriverente che lasciava a bocca aperta il mondo, anche probabilmente quello degli alieni, così caro al suo immaginario.

" Essere al sicuro, diceva, è l'ultima cosa che voglio. Voglio andare a letto tutte le sere dicendo, se non dovessi più svegliarmi posso almeno dire di aver vissuto da vivo".
E ancora " Noi siamo artefici della vita, ma è anche vero che la vita stessa è artefice di noi stessi.
Un uomo che si lasciava fluire, lasciava le cose scorrere, che non anelava alla sicurezza, alla stabilità, alle certezze del quotidiano vivere, ma che lasciava uno spazio sconfinato alle emozioni, a quelle che senti sulla pelle e sotto la pelle, a quelle che inevitabilmente ti sputano fuori quello che sei. Ed è Rock, è decisamente rock chi ti sbatte in faccia le sue emozioni senza pudore, e lui, lo era, Rock, ne era l'anima. Una differenza cromatica negli occhi che già rivela e anticipa il suo essere speciale, bello e dannato, puro nelle emozioni e ribelle nelle viscere, eccentrico, stravagante e irriverente. Un uomo capace di vivere all'altezza dei suoi sogni, del suo immaginario popolato da alieni e delle sue emozioni. 
Ma la morte è un appuntamento per tutti, è lì a un angolo della vita, insidiosa, nascosta, che aspetta. E vivere le proprie emozioni con tenacia, con quella purezza di intenti, non contaminata dai clichè, dalle abitudini, dagli usi comuni, dalle certezze del mondo che viviamo, vivere, come ci pare, fare errori, tornare indietro, lasciare, cominciare, disfare, uscire dalla gabbia delle nostre zone erronee, vivere il presente, assaporare ogni attimo di vita, questo è il vero modo di farsi beffa della morte. Lasciare di sè, un impronta indelebile, un quadro di colori, un immagine di se che mai sbiadirà dalla memoria di chi ci ama, e amare, amare sempre, amare incondizionatamente, amare se stessi e gli altri, senza buonismi, eccessi di zelo, ma amare col cuore e vincere la morte.
Ciao uomo delle stelle.