venerdì 13 marzo 2015

Forse... nessuno si salva da solo!










Una porta chiusa. Un corpo di donna che si riflette nello specchio, prima coperto da un vestito etereo, poi nudo, l'ossessione della perfezione, della bellezza, vagheggia la scena iniziale del film di Castellitto, regista del libro scritto dalla moglie, " nessuno si salva da solo". 
Due. due persone, un uomo e una donna che si incontrano in un ristorante per consumare una cena, per terminare di consumare se stessi. Lui è Scamarcio, nei panni di Gaetano, lei è Jasmine Trinca, la moglie, ormai ex, di lui. Si incontrano per decidere come combinare le vacanze dei loro due figli. Lei appare bella, ma ha i tratti del viso rigidi, quasi incasellati, la bocca ferma, che si lascia andare in smorfie che sfuggono ad un austerità quasi plastica, un'austerità, una compostezza, che non tardano a decomporsi. Lui invece, sembra sicuro, quasi spavaldo a tratti, con quell'intercalare ironico, sadico, quasi cercato. Si guardano ma è come se non si vedessero nemmeno. I giochi, le dinamiche di una coppia consumata, sembrano possedere la scena come ombre che passano e sfumano sullo sfondo. Uno snodo di didascalie felici e dolorose che si alternano e si rincorrono senza posa, senza fiato, dalla prima scena tirata fuori dal libro delle memorie. 
Il primo approccio, i primi baci, la passione che divampa infuocata, il sesso esasperato nelle scene, i litigi furiosi, i giochi, la complicità, l'amore, che padroneggia indisturbato nella scena del parco, dove lei sviene e lui dopo averla presa tra le braccia, come a volerla salvare col suo amore, la imbocca come una bambina con delle paste che trasbordano di crema pasticcera, e mangiano golosi e si amano golosi, e lei gli dice " Grazie" e lui chiede " perchè"?.. E lei risponde ".. grazie di amarmi". 
Un amore urlato nelle scene esplicite di sesso, dove si danno l'uno all'altra senza riserve, negli eccessi di uno slancio di carne e cuore. Lei non ha mai ricevuto amore, mai quello sperato almeno, e il rifugio nell'anoressia e nella bulimia, l'hanno sempre fatta sentire apposto, come fosse il controllore di una vita fragile, una vita familiare senza amore, una vita all'improvviso piena, traboccante di amore, un amore che viene da un uomo bello, sfacciato, diretto, giocoso, ironico, pungente, quasi teatrale in alcune scene spinte all'eccesso, un uomo che sugge i suoi seni mentre lei allatta il bambino, un uomo che le lecca con avidità i denti, che sono consumati, fragili, che sono quella macchia evidente di un mancato amore. Gaetano e Delia si amano, si sono amati, senza tempi, filtri, si sono dati senza calcolo, piani, schemi, l'uno all'altra, nella spontaneità del divenire quotidiano. E poi, l'amore, questo amore che salva, si blocca, si ferma, si rompe, ha un black-out, non muore, muta, si riempie d'odio, risentimento, rabbia, rancore, gelo e l'idillio si spezza. Quando qualcosa che salva, si spezza, cerchi qualche brandello di salvezza altrove. E qui Castellitto è maestro nell'accendere quel contrasto di intenti nell'attaccarsi a un salvagente. Lui, Gaetano scopa,  e lo fa come per dare sfogo ad una rabbia che gli abita dentro, come per sfuggire ad un baratro che gli si è splancato davanti, e che non vuole vedere, lei invece da spazio all'immaginazione, al flirt vagheggiato, all'amore platonico, si aggrappa ad una fantasia nella speranza che la tenga in vita, come quella respirazione bocca a bocca che il padre di un amichetto di scuola del figlio le fa nel bel mezzo di un parco. Entrambi, Gaetano e Delia, a loro modo, vogliono sfuggire al baratro, alla fine di quell'amore che li ha salvati. 
Nessuno si salva da solo. Cerchiamo, forse, quasi, inconsapevolmente qualcuno, qualcosa che ci salvi, sfuggendo a noi stessi. Si dipana per l'intero svolgersi del film un continuo andirivieni tra passato e presente, che si toccano, si scontrano, si fanno male, si inseguono senza mai raggiungersi, ormai quel passato è lontano. Squarcia la scena come un taglio netto su una stoffa, violento e deciso, un gesto che lei, nel bel mezzo della cena fa, lancia sul viso incredulo, scettico dell'ex compagno il gelato che aveva nel bicchiere, e poi la rabbia lascia il posto all'emozione e crolla in un pianto dirotto e isterico. Lui ancora incredulo, si toglie il gelato dalla faccia e si lancia in improperi, attacchi verbali violenti e insulti. La fine. 
Intanto una vecchia coppietta, li osserva per tutto il corso della cena, incuriositi, a volte basiti, a volte invadenti, ma di una curiosità sana. Loro, un pò attempati ed eleganti, sembrano godersela bevendo champagne, sembrano essersi salvati, loro. Ho trovato duro, forte, davvero triste, questo costringersi a dirsi, l'uno contro l'altro disarmati, è finita, non ti amo più, tra singhiozzi repressi e occhi che tradiscono le parole. 
Poi alla fine della cena, quella coppia che si è salvata, si avvicina al tavolo, e lui, un ironico ed elegante Vecchioni, invita la coppia, che non nega di aver osservato, a pregare per lui, e con frasi brevissime accenna alla vita vissuta con la sua compagna, che cinta da un elegante scialle lascia dondolare i suoi bruni e lunghi capelli con una bocca rossa che ride, abbracciata nell'incedere al marito, che dice di essere malato e di aver però trovato la salvezza. 
E' aspro il confronto, quei vecchi signori, con tutti i loro fardelli e i loro problemi, si sono salvati, hanno vinto, hanno capito tutto, hanno saputo farci con ciò che gli è capitato, loro due, gaetano e Delia, no! Si sono arresi, hanno ceduto, non hanno saputo mediare, andare oltre, tenersi, amarsi. Ma qual'è il vero segreto di tenersi?.. Incontrarsi, scoprirsi, amarsi, sono in sè un meraviglioso miracolo, tenersi è il miracolo che continua. 
Delia rientra a casa, con lui, osservano i loro due figli e poi lei mangia avidamente un piatto succulento in cucina, a bocconi avidi e dopo ride e continua avidamente a mangiare, mentre osserva lui che giocoso, sorridente, con le mani in tasca si allontana saltellando fino a scomparire dietro l'angolo. Non si coglie, forse si lascia volutamente all'interpretazione libera dello spettatore, ormai affondato nella poltroncina, se Gaetano e Delia si sono salvati. O come si siano salvati?.. Forse si sono salvati evitandosi di farsi ancora male e dandosi la possibilità di amare qualcun altro, forse non si sono salvati, perchè non hanno saputo tenersi ancora. Le generazioni di un tempo erano di certo più brave a tenersi, nonostante tutto e credo che questo messaggio nel film giunga urlato. Dovremmo essere così, abbastanza forti da tenerci, abbastanza coraggiosi, abbastanza innamorati delle possibilità da non perderci, imparare un pò dai nostri vecchi, imparare ad amarsi nonostante. 
C'è qualcuno che ci salva che se ne va indisturbato per le strade del mondo, che non abbiamo ancora incontrato, o che abbiamo sfiorato, solo visto, c'è questo qualcuno per ognuno di noi? e se c'è vale la pena questo amore che salva e poi spezza le ossa?... Lo lascio a voi questo interrogativo irrisolto. 

mercoledì 11 febbraio 2015

Io l'ho visto Sanremo.









Ieri ho visto il Festivàl di Sanremo, la famosa Kermesse che ogni febbraio che si rispetti ha luogo nella bella cittadina sanremese. L'ho visto per una motivazione ben precisa, credo l'unica, per godere dell'esibizione canora di Gianluca Grignani, che per motivazioni tutte mie e personali, mi piace, molto, tanto, tantissimo. E anche questa volta non ha tradito le mie aspettative, il Grigna, resta il Grigna. Il testo della sua canzone è molto bello. Quelle parole messe in fila, lo raccontano. Raccontano un uomo, che non è un santo, che ha le sue fragilità, che ha le sue emozioni, che ha fatto i suoi errori, e che guarda avanti consapevole del suo valore e dell'amore che lo circonda. Il testo dice "... ne ho sentite tante, quando ho voltato le spalle, racconta di ragni che fanno i nidi sui nostri errori, più o meno innocenti, racconta di uomini o santi ingannati da sogni infranti. Mi piace, non mi aspetto piaccia a tutti, e onestamente non m'importa, se si piazzerà o meno questa canzone. Ma ancora una volta, lui è quel nessuno, quel re del niente, che ha qualcosa da dire, e sa trovare le parole giuste. Il testo comincia con una frase molto bella che potrà sembrare utopica ai più scettici, e forse tra questi mi ci infilo pure io : " ... L'amore è un fiore che quando nasce non conosce inverno, ed io ci credo". Faccio il mio più grande in bocca al lupo a Grignani, e spero che quel messaggio cantato con un emozione palpabile, giunga a chi sa sentire. Non ho mai amato, particolarmente, questa Kermesse, l'ho trovata sempre noiosa, stucchevole, e con un facile zapping ho cambiato canale. Ieri invece le cose sono andate differentemente dal solito. I testi di alcune canzoni in gara, sono molto belli, l'emozione degli artisti in gara era quasi palpabile, com'è costume sanremese. Mi ha a dir poco strabiliata, la performance canora di Tiziano Ferro, l'ho trovato bello, consapevole di una voce sicura, di una presenza scenica impeccabile e un estensione vocale incredibile. Potremmo definirlo un " Tiziano Ferro show", direi! Carlo Conti, per quanto non se la sia cavata proprio male, mi lascia indifferente. Riguardo le vallette che lo incorniciano, giunge chiara, talvolta studiata, una fresca simpatia, una stentata presenza scenica, una mancata eleganza nelle movenze. Ingoiate da abiti preziosi, ma che non hanno lasciato il segno, almeno per me. Ieri guardando il Festivàl ho respirato aria salentina, la Emma Marrone sprizza salento da tutti i pori, dalla cadenza, alla mimica, è come dire " fatta a casa". E veniamo a Siani. Io ad esser sincera, non lo condannerei così aspramente, questo accanimento mediatico lo trovo privo di senso. Anzi io ho trovato Siani, brillante, spontaneo, vero. E se nella spontaneità si è lasciato trasportare da una battuta sul peso di un bimbo che non entrava nella sedia, bè non l'ha fatto certamente per offendere nessuno, o per ridere di qualcuno. Era, credo, un suo modo tutto napoletano per dire " mangia meno bomboloni alla crema".. e da qui il tornado mediatico. Bè io spezzo una lancia per Siani, e non lo faccio perchè ha magari " intelligentemente" devoluto il compenso (qualcuno potrebbe averlo inteso come un rimedio allo scivolone), io no, s'intende. Io assolvo Siani, perchè molte volte, il più delle volte, la colpa non è di quello che si dice, ma di come uno interpreta quello che si dice, è l'interpretazione erronea che scatena gli inferni. Anzi io ho visto un grande Siani, che a differenza di altri comici, partecipa alla risata, si emoziona con gli spettatori, e questo mi ha colpito, ho visto un umorismo spontaneo e partecipativo. E poi non poteva, di certo mancare la coppia vintage più gettonata del momento, Albano e Romina che con " Felicità" bè per quanto sull'onda del vintage, destano gli animi più sopiti. Io a ste cumparsite della coppia ritrovata, ci credo poco, ci vedo chiaro un bel business di due intelligenti, poi che sia amore o un calesse, affari loro!... Tirando le fila sanremesi la prima serata del Festival mi è piaciuta, non credo guarderò le prossime, la mia curiosità è paga. Ho respirato spontaneità, poco artificio e anche la mia terra, lu Salentu, quindi la mia recensione sulla serata del Festivàl è positiva. Spero però trionfi la musica, la vera, l'unica presenza importante della kermesse, quella che senza sforzo, giunge dritta al cuore. In questa prima serata io ci ho trovato in più occasioni, quando velato, quando espresso, un chiaro riferimento all'amore. L'ho sentito fortemente nel monologo finale di Siani che parlando d'amore, dice a chiare lettere, smorzando l'ironia, che l'amore deve essere per tutti, per ognuno di noi, per il mondo e ricorda Pino Daniele, presenza del Festival, intensa e silenziosa. Credo sia molto bello credere che l'amore è davvero quel fiore che se nasce non conosce inverno. Io lo auguro ad ognuno di voi e anche a me. Buon Festivàl e che vinca la voce più bella.

lunedì 26 gennaio 2015

La mia recensione. La teoria del tutto.




La teoria del tutto. Il tutto spiegato attraverso una teoria, direi che è un gran motivo per sguinzagliare la curiosità e andare a vedere questo film, e godere, affondati nelle poltroncine di un cinema, della magistrale interpretazione di Eddie Redmayne nei panni di Stephen Hawking, brillante cosmologo, definito poi il successore di Einstein. Definisco brillante e magistrale l'interpretazione di questo personaggio, perchè credo nessuno come quel viso avrebbe potuto prestarsi meglio a quella parte. Una faccia molto british, come l'intera cornice del film, punteggiata da lentiggini, occhi minuscoli e chiari dietro un paio di occhiali tenuti sul naso quasi di sbieco, magrissimo e ossuto, quasi goffo, ma con quel sorriso sempre acceso e quello sguardo favoloso, ma proteso alle meraviglie del cosmo, alla scoperta. Vedendo il film, ti sembra di essere catapultato in un ambiente di grandi menti ed esserne soggiogato dal fascino che la mente sprigiona è un attimo, ti accorgi di come tutto ciò che c'è intorno, anche un fuoco che arde nel camino, può essere visto in una prospettiva, come dire, scientifica, e cambiare tutto intorno. Stephen Hawking è il personaggio chiave del film, ironico, sempre sulla cresta dell'onda, anche quando si trascina sulle gambe, che ormai vanno per conto loro, anche quando si ritrova su una sedia a rotelle, anche quando si trascina lungo sulle scale di casa, anche quando percepisce che la donna che ama, che ha voluto fortemente lui, e ha tenuto in piedi quell'amore, una donna forte, caparbia, tenace, a un certo punto non lo ama più, si stanca. Lui non demorde, si reinventa, si arma di autoironia, si rialza, solo metaforicamente parlando. Quando ho colto, la triste sorte che lo attendeva, quasi al principio del film, ho pensato che avevo fatto bene a portarmi appresso i kleenex, e invece, non mi sono serviti affatto, non ho pianto, mi sono emozionata all'inverosimile, si, ma mi è arrivato forte e chiaro il messaggio del film, che esula da formule matematiche, teorie cosmiche e fisiche, pur restandone fortemente correlato, ed è un concetto che approda, un pò, a quello che è il senso comune delle cose e della vita, che dice che finchè respiriamo, finchè siamo vivi, è sempre viva la speranza....... io aggiungo che cose di straordinaria bellezza possano accadere. Un corpo inerme e una mente che a dispetto di quell'infermità, vola, vola alto, vola fino a " a breaf history of time", un best-seller che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo. E questo ce la dice lunga, molto lunga, la testa, il fascino di una mente arguta, brillante, favolosa, possono vincere su un corpo infermo. Stephen vive l'amore nella completezza di un rapporto con una donna che lo ama, a prescindere da tutto, è padre di 3 bambini, è uomo di scienza, è una mente che non smette mai di volare "oltre". Due anni di vita, due che diventano, a sfregio delle previsioni, 70, portati bene. Si susseguono scene, dove i dialoghi arguti, brillanti, sono scanditi dai primi piani dei protagonisti, che ti guardano in faccia attraverso lo schermo e ti trasmettono tutto. Provvidenziale l'intervento della madre della moglie di Stephen, che in un ottica tutta inglese, invita la figlia, stremata dal peso della malattia di Stephen e dai figli e dal resto, a iscriversi al coro della chiesa. Ah le madri.. che saggi consigli. Appena entrata ci trova un pastore, a dirigere il coro, dall'aspetto tutt'altro che rassicurante, anzi. Un morone, bello e capace, nella sua inettitudine di turbarla e vincerla nella passione, perchè lei gli cede una notte in campeggio, proprio quella notte in cui Stephen ha un forte attacco di polmonite e viene ricoverato, e dato per spacciato. E qui, mi sono persa, perchè non ho capito, perchè lo salva, mi è quasi sembrato, che l'ostinazione a tenerlo in vita, attraverso una tracheotomia, che lo priverà per sempre della parola, fosse solo un grido della coscienza, un riflesso immediato ed estremo della consapevolezza del tradimento, come se tenerlo in vita la scagionasse. Ma poi non funziona, tra loro, irrimediabilmente, finisce. Finisce, come un ciclo di cose che ha un inizio e una fine, finisce con quella pacatezza e fermezza accompagnata da un liberatorio pianto che commuove, lui la lascia libera, da se stesso, da pesi. Insomma un bel film, che ti tiene lì avida di sensazioni, fino all'ultima proiezione, che ti corteggia sinuoso con i dialoghi e le scene, con un'ironia schietta e scevra da calcolo. E l'ironia è palpabile in alcune scene, una tra tutte, la ricordo bene. E' un dialogo curioso tra Stephen ed il suo amico di corso che mentre sollevatolo dalla carrozzina lo tiene in braccio lungo la scalinata, gli chiede " ... ma questa malattia del motoneurone non colpisce anche quel muscolo lì"?... e Stephen chiede" ... quale"?... ridendo col ghigno.. e l'amico incalza ".. dai che hai capito" e lui fa".. no quel muscolo no"!.. e l'amico sottolinea... " bè questo la dice lunga sulla teoria degli uomini". La teoria sarebbe quella nota insomma, che quel famoso muscolo coi neuroni non ha nulla a che vedere, lì sotto pare abbiano un altro cervello indipendente. Poi velata, ma mai palpabile appare la presenza di un Dio, che prima viene, come dire, escluso, messo da parte, alieno dalla scienza e dalle teorie cosmiche, poi si avverte così forte e viva nella scena della premiazione di Stephen, dove ad una ragazza seduta in prima fila, cade una penna, e lui si vede che si alza dalla sedia e scende gli scalini per raccoglierla... e quest'immagine che per un attimo fa pensare ad un miracolo di Dio, bè viene proiettata e credo, ad arte, incasellata, proprio nel mentre una persona del pubblico, che era li ad assistere alla premiazione, chiede a Stephen se crede nell'esistenza di un Dio. Oh ragazzi, io mi sono piuttosto divertita.

lunedì 19 gennaio 2015

Io resto qui.





La tua mano tiene la mia,
di sottili pieghe rigata
dal tempo. 

tu sei ricurva 
i tuoi capelli sono fini
sembrano fili di argento.

lo stesso bagliore
fisso negli occhi di un tempo
mi tiene qui ancora contento.

urla e litigi, guerre silenti
fuochi che furono
su labbra incoscienti.

 il tempo è fuggito, 
 andava lontano
 io resto qui, ti tengo per mano.







giovedì 15 gennaio 2015

Riflessi.



Questo quadro richiama la pittura figurativa e pittorica, che ha nel Rinascimento, Barocco, Realismo, Impressionismo, Fotorealismo e Iperrealismo, le manifestazioni più varie, dove un fondo materico convive con le figure umane in un processo creativo personalissimo.
E' stato realizzato da un mio caro amico, Fabio Maggio. Il Maggio nasce a Foggia, nel luglio del 75. Descrivere la personalità di questo artista è puro divertimento, sia sotto il profilo umano che artistico. Lui possiede una carica vitale che trasmette a chi gli sta accanto, dal carattere gaio ed estroverso, sembra divertirsi in ognuna delle sue molteplici attività, passando dalle scene di un corto, alla tavolozza dei colori con grande maestria. E' un fervido amante della vita in tutte le sue forme ed un inguaribile ottimista, fermamente convinto del fatto che ognuno di noi è il solo artefice del suo destino e tinge la sua tela a seconda dei colori che attrae col pensiero, in parole povere, i nostri pensieri, altro non sono, che un progetto che demandiamo all'unico artefice possibile, l'Universo. Ed in particolare su questa tela prende forma con estro e talento il pensiero del Maggio. Nel momento in cui l'uomo prende consapevolezza di ciò che è, e di ciò che vuole, diventa padrone assoluto della sua vita, ne diventa il timone, la dirige là dove vuole, e sceglie ciò che vuole essere. Ma prima di approdare a questa consapevolezza, lo aspetta un percorso lento e incerto, fatto di passi avanti e passi indietro, di scivoloni e cadute, per poi maturare quella consapevolezza tangibile, quasi materica, appunto, che è quella di essere ciò che si è scelto di essere, e dimenticare che esista anche solo la possibilità di essere vittime degli eventi della nostra vita. Ebbene, questo è il viaggio intrapreso dal Maggio in questo quadro, dove egli sceglie la donna, con una fisicità sensuale e dirompente, che poco a poco assume forma e contorno, Questa figura femminea che appare quasi scolpita, si delinea  sinuosa e spigolosa in un gioco di chiaro-scuri d'effetto; predominano le tinte forti, un nero energico, quasi calcato ad imbrattare di colore la tela, la scritta che si legge in alto a sinistra è il messaggio del Maggio " Choose your life", scegli chi vuoi essere e sii protagonista della tua vita.
Questa figura di donna, che non ha volto, per scelta del Maggio, per il solo motivo che sta ad ognuno di noi vederci la donna che vuole figurarsi, è quasi graffiata sulla tela, ha lo spessore di un bassorilievo, il colore si accalca denso, grumoso, su se stesso, creando una fisica suggestione materica e chiaroscurale. S'intravede una tradizione figurativa e colta, dove l'impulso all'istinto pittorico prende il sopravvento, da vita ad un blocco plastico, ad un'architettura umana di tinte forti e forme, si assapora osservando il quadro, un'intensa drammaticità evocativa che la donna esprime nell'appoggiarsi al muro che la riflette, perchè il percorso nella consapevolezza è duro e stancante, il suo sguardo però vi è sempre fisso e rivolto, e poco a poco, in un gioco di bianco e nero il profilo assume contorno e si delinea, così come si delinea la sua consapevolezza di donna, che è, sa e può.  La pittura qui è pathos, tensione emotiva, fatica, personalissima armonia delle forme, lotta continua tra la realtà nel quadro e il quadro nella realtà. Insomma il lavoro di Fabio Maggio rappresenta un processo di livello sistemico che inizia con uno stimolo e termina con una risposta : Choose your life! Nella tela il colore ha un ruolo chiave per giungere allo scopo che il Maggio si è prefissato, infatti è di una consistenza tangibile, corporea, ha peso, quantità, spessore, oggetto. Lo spessore tende a dissolvere i contorni figurativi in un'erosione di colore lenta, sfumata, in un agglutinarsi indistinto di colore, materia e figura umana.

lunedì 12 gennaio 2015

Il rossetto.




Coco Chanel che era una che "la sapeva", disse:" Se siete tristi, se avete un problema d'amore, truccatevi, mettetevi il rossetto rosso e attaccate". Bè direi che non avrebbe potuto esprimere meglio il concetto. Il rossetto, questo cosmetico fantastico, rosso intendo, come il fuoco, l'amore, la passione, la guerra, lascia tracce sul boccaglio di una sigaretta, sulla camicia di un uomo dopo un bacio furtivo sul collo, su guance o labbra, lascia una traccia, un segno, il disegno di una bocca. 
Secondo il dizionario etimologico significa " alquanto rosso". Dai Sumeri agli Egizi, alla Roma Imperiale, le donne inventavano i più svariati stratagemmi naturali per tingere la bocca, paste di polvere rossa, diverse specie di coleotteri e il solfuro di mercurio. La prima traccia di trasgressione tutta al femminile, intesa dai perbenisti ecclesiastici un insulto, un simbolo della dissoluzione, prende forma in un bastoncino di terra semisolida sopra un legnetto, e seccata al sole, diventa un valido strumento di seduzione. Parrebbe che la prima donna a subire il fascino di questo magico orpello, fosse stata la bella e dissoluta Cleopatra e poi via via tante bocche di rosso scarlatto dipinte, hanno fatto la storia della femminilità, di quel sex-appeal irrinunciabile. Da Marylin Monroe, la divina, a Rita Hayworth, Elizabeth Taylor, Grace Kelly, Ava Gardner ai giorni nostri. Un semplice tocco di rosso vermiglio, o scarlatto, su una bocca, bè non ti cambia solo l'aspetto, perchè ti valorizza alquanto, mette a nudo la forma della bocca, la incornicia e la rende sensualmente visibile, ma ti cambia dentro. Può sembrare strano ai più, non alle donne, ovviamente, che sanno perfettamente cosa intendo, perchè quando una si tinge la bocca, forse vuole sedurre gli altri, ma nel 99% dei casi, vuole sedurre solo se stessa. Ebbene si, questo qui è un orpello magico, ti seduce. Poi lo consumi come ti pare, baciando, mangiando, bevendo, lo consumi mentre le labbra si muovono, e lo consumi. E invece no! C'è quello che non si consuma, tu sei a cena con qualcuno, mangi, bevi, parli, e non si consuma, le tue labbra come d'incanto restano rosse esattamente come quando 2 ore fa sei uscita da casa. Non ho scoperto l'acqua calda, solo che non mi riesce di capire quale sia quell'intruglio misterioso, che messo sulle labbra resta lì fisso, come se lo scorrere del tempo non gli facesse una piega. Mi piace questa invenzione tutta "chanel", mi piace assistere a questo miracolo della cosmesi, mi piace pensare che c'è qualcosa che resta indelebile, per quanto, non su di me, io apprezzo ciò che si consuma, perchè mi da l'idea di qualcosa che vive ( ma questa è una mia personale opinione). Il rossetto lo metti nelle giornate storte, perchè devi attaccare la vita, come dice Coco chanel, e ti senti quella stranissima marcia in più, perchè nell'esatto momento in cui lo usi, dopo che hai dipinto la bocca di rosso, bè ti senti su on, ed è una cosa insolita, che non ti spieghi, ma accade. E' come se vestisse le tue vulnerabilità. Il trucco o make-up che dir si voglia, è proprio una gran bella invenzione. Pare che una donna non sia mai così attenta e lucida, come quando si trucca guardandosi nello specchio, tutto il resto del mondo mentre si dedica a questa ars amandi scompare. Poi è tutta una questione, come dire, di appartenenza, di sentirsi a proprio agio, nelle proprie vesti, e funziona così anche col rossetto. C'è chi si tinge la bocca decisa e ne fa sfoggio, e appena questo colorante magico comincia a dissolversi, torna alla toilette a rifarsi il trucco, c'è chi la tinge decisa e si scolora la bocca strada facendo, perchè lo trova audace, c'è chi lo usa sempre, c'è chi lo usa di tanto in tanto, c'è chi preferisce una bocca rosa pallido. Tirando le fila, io sono comunque contenta che esista. 

venerdì 9 gennaio 2015

Un pensiero.

La guerra si può fare con una matita, con una penna, con un giornale. La comunicazione può essere veicolo di ideologie estremiste, di politiche personali o di massa, può significare ridicolizzare una religione, un credo, materializzare una provocazione.  Ma una matita, una penna, un giornale non uccidono vite, non mietono vittime, non spargono sangue. Le armi si!!! La guerra e la violenza non hanno giustificazione alcuna. Ciò che si è consumato in Francia in questi giorni, è solo la follia di un ideologia estremista e malata che non ha nulla di umano, di un fanatismo efferato e sanguinario. Sento un profondo senso di orrore, ho orecchi e occhi ancora increduli. Questa ancora una volta è la riprova che non c'è salvaguardia che tenga di fronte a menti malate e addestrate alla morte. Oggi, in uno scorcio di tg, ho sentito la voce della compagna di Charlie, il fumettista ucciso a sangue freddo, che diceva, con la voce rotta dal pianto, che le avevano strappato il suo compagno, l ' amore della sua vita e che neanche tutta quella solidarietà che da ogni dove impazza nel web e nelle strade può darle consolazione e sollievo. Perché al dramma di una nazione, al dramma europeo, si aggiunge, silenzioso, perché non ha voce, il dramma grande, inesploso, delle famiglie delle vittime, di dolori immensi, fantasma, che si annidano in queste storie di terrorismo nazionale ed europeo. Quello di un padre che non tornerà a casa, che non rivedrà più i suoi figli, di una donna che non dormira' più accanto all' uomo della sua vita, che è morto solo perchè disegnava in un giornale. Una lotta tra una matita e un fucile, è una lotta impari. Che quelle anime riposino in pace, e che Dio o qualsiasi entità voi riconosciate come tale, dia ai familiari e cari delle vittime quel coraggio necessario per non morire.