L'estate 2014. Non c'è che dire, grande attrice, ha finto di continuo, non si è mai mostrata, se non per un periodo breve e intenso. Ci ha dispensato grasse nuvole, cieli plumbei, morsi settembrini, pioggerelle e aria da frigo, non si è mai concessa, ha temporeggiato a lungo, prima di scoprirsi in tutto il suo calore. Che ci vuoi fare, pare sia femmina e le femmine si sa, sono volubili, capricciose e talune si fanno attendere, assai. Certo è che è stata estate, è ancora estate, ci mostra la sinuosa coda in bella vista, come una gatta sorniona che nascosta dietro al sofà lascia volutamente intravedere la lunga codina elegante e pelosa acciambellata a regola d'arte sul parquet. La gatta, però, fa ancora le fusa. La bella stagione, che s'era addormentata, di colpo si è svegliata nel bel mezzo di un agosto soleggiato e caldo, umido sulla pelle. Mi sono licenziata dal blog, si fa per dire, una brevissima tregua, giusto per capire quanto la fame salga e la sete mi assale. Traboccante è l'aggettivo consono. Traboccavo di voglia su Voglie. Mi è mancato il mio angolo di paradiso virtuale e mi auguro di cuore, che io sia mancata a voi. Certe mancanze vanno sanate a furor di nero inchiostro. C'è stato un periodo in questo tempo qui, in cui la mia mente curiosa si è arrovellata sulle persone. E la conseguenza immediata è che mi è venuto il mal di gente. Si! Non avrei mai creduto di poter dare così tanta importanza alle persone, a quelle che hai già incontrato e che vuoi o non vuoi, ami, a quelle in cui inciampi per caso o per fato e che in un certo qual modo ti danno qualcosa o ti tolgono qualcosa, dipende un pò da che punto guardi. E' curioso! Le persone hanno un potere, delle volte hanno il potere di farti sorridere, di farti piangere, di farti riflettere. Le persone che incontriamo, esattamente così come sono, normali, se un concetto di normalità può esistere, strampalate, con un io più o meno marcato e definito, marionette, forti, fragili, influenzabili, convinte delle loro convinzioni, insomma nell'immenso e variegato calderone del mondo, noi incontriamo le persone, e ognuno di loro, se ci prestiamo attenzione ci dice qualcosa, ci da qualcosa prima di perdersi per le strade del mondo, strade su cui, magari, le incontrerai ancora in nuovi contesti, in nuovi scenari, nella tua vita. Perchè si sa, il mondo è fatto di strade, in discesa, in salita, a caduta libera, ma di strade, innumerevoli strade in cui ti ci imbatti e incontri. A un certo punto gli esami che ti fanno queste persone qui, diventano un pò gravosi, e ti senti una vocina dentro convinta che ti dice " dovresti far questo, dire questo, non dire quello che senti davvero, sottacere, fingere, non essere troppo vera, nè troppo diretta, mediare, non esprimere il proprio gretto punto di vista, senza prima portarlo a raffinare, a smussare angoli, a levigare la materia, e quello che è peggio la voce continua e incalza con " non è mica permesso sentirsi così, devi provare queste di emozioni, perchè quelle altre che stai provando ora e che ti fanno sentire sottosopra dentro, in fondo, bè no, non vanno bene, non si può". La gente ti piazza davanti un cazzo di codice com portamentale e tu o lo assecondi e allora ti arriva l'accettazione, quasi tacita, o scegli di essere quella che sei, e che tu vada bene o male poco ti frega, hai la tua di accettazione e sai bene, perchè è già successo che ora ti senti così, un pò rotta dentro, il tuo paesaggio è stato un pò rovinato, quella morfologia fisica si è un pò modificata, e tu ci fai i conti, osservi in silenzio il tuo paesaggio e ti tieni sto mal di gente, perchè qualunque cosa fai e dici non va mica bene, e sai che c'è chi se ne frega!... Insomma io sto mal di gente qua, ce l ho avuto, e per una come me, che è un animale sociale, pare na cosa seria. Invece a un certo punto, così dal nulla ti viene, perchè sei stanca di dare, perchè hai quasi paura di dare ancora, e di scoprirti dopo, col mal di gente a palla. Che poi, sto mal di gente a palla, per quanto ti tenga, come dire, cautelata da nuovi incontri con le persone, ti fa apprezzare, che non è mica roba da poco, quella che sei, in tutti i tuoi sbagli. Perchè poi inevitabilmente le persone ti mettono sotto esame, ti mettono in discussione, ti mettono in gioco. Io, sapete, non voglio il 30 per stare bene, mi basta il 20 politico.
lunedì 25 agosto 2014
lunedì 21 luglio 2014
Ciao Asif.
L'estate sta via via consumandosi. Come un bene di consumo, si!.. Tu compri una crema, per esempio e vedi che via via che la usi si consuma, il tubetto ancora è pieno, manca più di un mese e mezzo e poi sarà finita la crema solare e consumata l'estate. Ho un gran magone che non mi molla da giorni, per l'esattezza da venerdì. Sono sulla linea d'onda del " fuck you" quest'oggi, rivolto a nessuno in particolare e a tutto il mondo in collettivo. Non si può " scegliere" di buttare una vita, un'intera vita, la tua da una finestra, così un giorno, in un momento, fare un salto nel vuoto, non si può. Così è morto Asif, una persona tanto bella dentro quanto fuori, conosciuta su un lido ad una festa, un anno fa. Io non lo so che cosa può frullare nella mente della gente, quanta solitudine può farci ammalare, quante cose che ci teniamo dentro, non concedendo loro la giusta esplosione, io davvero non lo so, quanto vadano a male le cose che ci teniamo dentro, quanto il pensiero logori e corroda, non lo so. Io credo che fino alla fine dei miei giorni penserò che la vita è un dono di inestimabile bellezza e valore, che anche nei momenti in cui quella luce interiore si spegne, bè possiamo aggiustare tutto, possiamo, abbiamo il dovere di riuscirci, di rimetterci su on, di non farci durare troppo a lungo pene e cure. Avrei voluto essere lì e dirglielo, e dirgli che la vita è bella, come dice Benigni in un film, e in quel caso lì così bella non lo era, avrei voluto abbracciarlo forte e dirgli che passerà, che è solo un momento, avrei voluto rivedere quel sorriso bellissimo anche quest'estate, perchè sarebbe venuto qui nel salento per le vacanze e ci saremmo salutati. Quel bel ragazzone dalla pelle olivastra, i tratti indiani, gli occhi scuri e profondi, le mani grandi e quel sorriso irripetibile di denti bianchi. Non lo vedrò più quel sorriso e non potrò più dirgli che passerà, che verrà un giorno nuovo, che quello che vuol fare non ha senso, che un giorno sveglio dal torpore in cui era caduto, avrebbe riso di quel pensiero. E invece io non gliele ho potute dire queste cose e non potrò farlo mai. Eppure qualcuno, non io, io ero troppo lontana da lui per capire, per accorgermi, ma qualcuno più vicino come non ha potuto capire cosa stava per accadere???.. Non me ne capacito. Penso che a volte basta una parola di conforto, un abbraccio, una mano tesa verso qualcuno, un semplice slancio d'affetto e ogni cosa intorno a noi può assumere un significato nuovo, diverso. E poi invece mi accorgo che sono parole, soltanto parole, perchè anche con tanta gente intorno, ci si può sentire terribilmente soli. Bisogna essere sanamente egoisti e tenersi stretti al cuore gli affetti che contano, dire alle persone che abbiamo vicino, intorno, che li amiamo, per non rischiare di aver perso del tempo non facendolo. Solo l'amore ci salva, l'amore verso noi stessi e quello che ci spinge verso gli altri e ce li fa amare, solo quello conta. Sapere nel profondo di amare qualcuno è la più bella delle certezze che si possano avere. Asif non c'è più, l ha crudamente deciso, l'ha pianificato freddamente, l'ha pensato in un momento e ha seguito quell'impulso terribile, non lo so, non ho chiesto e non lo voglio sapere. Voglio avere il ricordo di quella sera sul lido, un ragazzo bello e fiero che ballava e rideva con i suoi amici sotto la luna. E' incredibile di come tutto assuma un significato diverso davanti alla morte, è come se questa nera signora ci dicesse " tu della tua vita non hai capito niente, e sei ancora qui, puoi ancora fare tutto quello che non hai fatto, puoi dire tutto quello che non hai detto, puoi andare da qualcuno e abbracciarlo forte a te, abbi il coraggio di vivere la vita che vuoi veramente, lei ti dice che puoi fare. La morte degli altri dice a te che sei in tempo. Ed è una cosa forte da digerire, neanche se bevi più bicchieri uno dietro l'altro riesci a spegnerne l'amaro. Io non posso fare più niente per Asif, ma una cosa sento di poterla fare, oltre che ricordarlo, vivere ogni giorno intensamente, carpire l'attimo che fugge, vivere nella verità delle mie emozioni, anche se costa, anche se può essere scomodo, delle volte. Ma davanti alla morte degli altri, tutto diventa incredibilmente chiaro, come se la nebbia si diradasse a un tratto. Fai buon viaggio amico Asif.
lunedì 14 luglio 2014
Il re del niente.
Sveglia nel cuore della notte col cuore che mi tambura in gola e non riesco a fermarlo.
Hanno arrestato Grignani!!!.. Lo so bene, mica è nella mia vita, mica ci ho mai parlato, ma è il compagno più fedele della mia adolescenza, quel falco a metà che mi canta dentro da sempre, probabilmente. E sono arrabbiata e vorrei gridarlo al mondo, a questo mondo di finto perbenismo e apparente integerrimita'. Come amare qualcosa o qualcuno che di perfetto, se vogliamo non aveva/ non ha nulla!!..E' un uomo difficile e allora?... Non ha mai fatto mistero della sua fragilità, e quindi perché questo spietato accanimento?... Ma per caso la gente è sempre così perbenista e forte e integerrima da non avere una crisi, un attacco di panico, da non rifugiarsi in un mondo artificiale, dal non ricercare stimoli se vogliamo non proprio ortodossi in dell'altro?.. Io non lo giustifico, attenzione, non sto qui a fare l' avv. difensore di un uomo debole, e che ha commesso degli errori, e che merita le conseguenze di tanto. Ma lo sapete voi perché mi piace Grignani? Non solo perchè da adolescente intonavo le sue canzoni e mi montava una pioggia di brividi sulla pelle, perché mi piacciono i suoi testi, ma perché nel suo grido Rock sento un gran senso di libertà pervadermi, perché quando ascolto "liberi di sognare" sento che ogni cosa di questo mondo anche la più lontana da me, può essere alla mia portata, perché lui è uno che nella vita non è mai sceso a compromessi, perché forse è bello e dannato, e come formula può essere un pò obsoleta, ma è fuori dal palcoscenico un uomo normale, con le sue debolezze e le sue fragilità, con quella mancanza di stimoli che ti fanno sentire vivo al mondo, e con quella ricerca, esattamente come ognuno di noi in qualcos' altro che te li regala!.. Forse questo qualcosa di altro non è propriamente ortodosso, ma chi stabilisce cosa lo sia in un mondo che funziona al contrario??... A suo modo, credo, forse neanche tanto intelligente o studiato, perché lui è come un testo di una sua canzone che amo, " sincero e leggero" come non conviene, (ma quello è il sangue che gli corre nelle vene), da in pasto più o meno gratuitamente le sue debolezze, e i più vi si accaniscono come iene su una carcassa umana. Perché bisogna necessariamente ballare la danza degli altri, perchè bisogna assecondare il balletto perfetto, essere l'uomo perfetto?.. Per la felicità di chi?... per non deludere le aspettative di chi? Perché, la verità è che essere davvero liberi ha un caro prezzo. Il Grigna ha sbagliato, ma non ha volutamente, coscientemente fatto del male a nessuno, come invece tante bestie che chiamiamo uomini, fanno! E' un compagno di vita, forse non facile, ma eccezionale, e' un padre meraviglioso e premuroso con i suoi bambini, e invece già imperversa alle radio la nomea di cattivo esempio come padre, ma cosa ne sa la gente della gente? Si è pronti a giudicare, a ferire, a montare su un inferno, non considerando che quell'inferno è la vita di un uomo, che ha avuto l'unica pecca di mostrare sotto l'effetto d'alcool la propria fragilità e vulnerabilità. E' che a volte, quegli animi complessi, quelle menti complicate, quei geni creativi, e lui è un chitarrista, un cantautore, un artista, un rocker, hanno qualcosa dentro di così bello, ma a volte, di naturalmente, congenitamente contorto che si trovano a pagare un prezzo molto salato per quella sensibilità e fragilità, e ci sono nati con quella voce interiore complicata, con quella complessità inestricabile, non possono di certo sbarazzarsene, magari si potesse, bisogna farci i conti, perché siamo fatti di carne e sangue e ossa e di fottutissime emozioni. Quindi io che ascolto Grignani da sempre, che lo amo da sempre, che sono una fan della sua musica, del suo estro, del suo pensiero, della sua arte, non posso credere che abbia scientemente fatto qualcosa che va contro quello che è, contro la sua natura umana, come lui stesso scrive e canta. Chi al mondo non beve un goccio per annegare un disagio, un dispiacere, chi è così cristallino, chi?... Bè sia pronto a scagliare una pietra allora!!! Io il re del niente, il falco a metà, la fabbrica di plastica, natura umana, ribellione, bè me li sento addosso, a volte mentre sono in macchina e vado ascolto la sua musica a tutto volume e canto le sue canzoni a squarciagola. Liberi di sognare e di vivere come ci va, non vuol dire fare quello che lui ha fatto, vuol dire essere se stessi fino in fondo, non ingannare se stessi mai. " Com'è fragile, com'è strana questa mia natura umana, lui stesso lo canta, senza nascondersi dietro a un dito e senza aver mai negato di essere un uomo facile, senza aver mai ammesso di essere il re di qualcosa, essendosi sempre sentito il re del niente. A me piace moltissimo quel pezzo ed io capisco perchè a volte è meglio sentirsi ed essere il re del niente, perchè essere il re di un qualche regno, vuol dire averne la responsabilità, volerne essere sempre all'altezza e voler mantenere questo regno qua, ed è una grandissima fatica. Essere nessuno, invece, essere il re di nulla, può voler dire poter essere nella propria libertà qualsiasi cosa. Ora che sia stato debole, lo è stato, fragile? lo è stato, ma non lo condanno, lo assolvo con formula piena. E che nessuno si permetta di dire che non è un buon esempio, non è un buon padre, non è nulla di buono, nessuno giudichi mai nessuno. Da un paio di settimane è uscito un nuovo singolo, che ho già ascoltato, " non voglio essere un fenomeno" che anticipa il nuovo album di settembre prossimo, " A volte esagero". Ha, di fatto, esagerato, e credo ne abbia assoluta consapevolezza da quanto ha scritto e rilasciato alla stampa. Io credo in lui, e continuerò a farlo, credo in come mi fa sentire la sua voce, nell'energia che mi trasmette, io! Per quanto riguarda voi, sto provando a trasmettervi quello che sento io, che penso io, e non ho la presunzione di riuscire a farlo, ma ho il sacrosanto dovere di provarci. Forza Grigna da Voglie Letterarie.
martedì 8 luglio 2014
L'esercito del selfie.
La bella Catherine Spaak nel 1964 cantava " .. Noi siamo i giovani, i giovani, più giovani, siamo l'esercito, l'esercito del surf", che pronunciato letteralmente suonerebbe come "serf". Oggi siamo i giovani, i giovani più giovani, siamo l'esercito, l'esercito del sel-fie.
Il punto è che oggi più che al surf si pensa al selfie. Imperversa la moda dell'autoscatto, la mania del selfie, uno respira e si fa un selfie. E' dilagante e preoccupante! Questa piccola parolina qui, anche aggraziata se vogliamo, il suono in inglese non è male, è ormai entrata da un anno a questa parte nell'uso comune, e non solo, anche nel vocabolario della lingua italiana e c'è di più, è la parola più celebrata dell'anno 2013 nel prestigioso Oxford Dictionary.
Chiaramente il selfie è figlio della network society, di facebook, twitter, instagram, telegram, e chi più ne ha, più ne metta. L'immagine, quindi, ha superato di gran lunga la parola, grazie all'estrema facilità con cui le nuove tecnologie consentono di produrre contenuti fotografici, alla dilagante abitudine sempre più in voga di una sorta di disimpegno comunicativo e alla verbalizzazione di pensieri e stati d'animo. Basta una smorfia, un sorriso, una faccia espressiva e comunicativa di una qualunque emozione, basta puntare un dito sulla fotocamera del proprio smartphone o i-phone, e il gioco è fatto, dopo studiati e accurati tentativi di ritocco, giochi di luci/ombre, effetti perfezionistici, si passa alla mossa successiva, al famoso condividi e poi si aspettano i like. E certo perchè mica basta piacere a se stessi, e chi se ne frega di chi ti vede, eh no, bisogna sapere di piacere al mondo intero, ed ogni notifica ne è la riprova. i social come caffè letterari? Forse inizialmente l'idea poteva anche essere questa, e ben venga insomma un'idea così, peccato che dopo il parto è emerso dell'altro. E' come se quest'esercito di giovani e meno giovani si fosse guardato nello specchio e il riflesso è distante dall'idea del caffè letterario che dir si voglia. Che poi, si trattasse solo di facce selfiate, bè no, pare sia il momento degli autoscatti dalle gambe in giù, o dalle gambe in sù, dove il panorama o paesaggio artistico o naturale che dir si voglia, bè ritrae volutamente dell'altro, non a caso insomma, e se n'è intravisto anche qualcheduno " hot" che lascia poco spazio al senso del pudore e al vedo non vedo tattico. A onor di cronaca, sopravvivi ad un disastro aereo, qual'è la prima cosa che fai?... Scatti un selfie! Siamo nell'epoca dell'immagine, non è ciò che è che conta, ma ciò che sembra, punto. Questa notiziola qui, che tutto pare tranne che normale, insomma, l'ho reclutata da una rivista, scioccante, a dir poco, Ferdinand Puentes, nel mare delle Hawaii, col salvagente e la coda dell'aereo precipitato in sottofondo è da pelle d'oca, o l'autoscatto dell'ascella "pelosa" di Madonna, l'autoscatto di gruppo delle star diventato il vero protagonista della notte degli Oscar. Milano, pare sia la città dove si selfia di più, poi seguono Manhattan, Miami, etc... insomma ladies and gentleman il mondo tutto si selfia! L'immagine è alla ribalta e lancia un messaggio, che dovrebbe essere very cool, almeno nell'intenzione. Ho curiosato un pò in giro e ho chiesto ai più, perchè si fanno i selfie e poi li pubblicano sui social e le risposte sono la chiara espressione di un dilagante e inarrestabile narcisismo. Per esempio <<sfrutto come scusa per apparire carina e questo mi fa stare molto bene con me stessa, anni 16, ragazza>>. << mi annoio, e quindi mi diverto a farmi i selfie, tra l'altro, mi impegno e ricevo molti like, ragazzo anni 24>> << Posto delle selfie quando faccio nuovi tagli di capelli o un trucco particolare, mi piace, mi diverte, mi sento bella, e mi ci fanno sentire, è un modo per dire al mondo che sto alla grande, donna, anni 36>>. E quindi può dirsi una trovata inquietante o geniale???... E sopratutto quale dinamica psicologica e sociologica spinge al selfie, il dato che emerge consistente è " Io sono qui, esisto e sto facendo questo". I social diventano così una specie di vetrina autoreferenziale, uno specchio narcisista, un mezzo di comunicazione, che rifugge il modo classico e diretto di comunicare e veicola informazioni volte a dire qualcosa di sè, a trasmettere un valore, che magari, è ben lungi da quello che si è davvero in quel preciso istante, è un pò una gara per il trionfo dell'individualismo più sfrenato. La verità è che siamo un popolo di insicuri, siamo alla continua ricerca di una nostra identità, siamo una costante reazione ai tempi del lavoro precario e delle insicurezze materiali ed emotive, siamo alla ricerca di definire una personale identità e di fissarla nel qui e ora. Gli autoscatti o selfie, possono anche essere divertenti, perchè no, un tocco di ironia che colora un pò una giornata grigia, ma sicuramente sono il modo più inflazionato nel 2014 di cercare online lo sguardo di quel qualcuno che non si trova altrove.
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lunedì 23 giugno 2014
Lettere a Nessuno.
La signora Coerenza nelle storie d'amore e di altri sensi è incoerente. Sacrosanto concetto. Ha scritto chilometri d'inchiostro imbrattando pagine vergini, ha cancellato le bozze, ha riscritto, ha cancellato ancora, ha riempito cestini di carta, ha dato sfogo al cuore e a quei sensi siti in basso, è stata soggiogata dal desiderio e dal capriccio, da sensazioni pilota che hanno guidato quella mano sul foglio, e ha scritto quel foglio, ha trovato l'indirizzo del destinatario e quella lettera, salva dal cestino della cartastraccia, è partita. E' partita col vento, l'ha soffiata lontano. Quello che fai resta. Resta sempre come ti senti, resta sempre come qualcuno ti fa sentire. La signora Coerenza si sente incoerente, è arrabbiata, ha scritto fino al calar della sera chilometri d'inchiostro a nessuno, non ha trovato l'indirizzo. Nessuno non abitava più in quel posto, nessuno abita più in quel posto. La signora Coerenza ha perso il sonno e la fame, si è cibata di silenzi assordanti, ha chiuso a chiave la porta di casa e ha girovagato senza meta per scordare nessuno. Ha percorso sentieri mai battuti, ha sentito nuova musica, è stata tentata di ballare e poi fermata da nessuno. Nessuno non abita più in quel posto. Serve tempo perchè nessuno smetta di abitarvi, serve tempo perchè la signora Coerenza smetta di andarlo a trovare, serve tempo perchè non si cerchino più. Quelle lettere gli sono state recapitate, credo che nessuno le abbia lette, si è soffermato sull'uscio di casa, le ha tenute con se per un pò, strette nelle mani, insieme alle parole, quelle le ha fermate. Me lo figuro quasi, mentre ferma le parole, mentre ferma quel momento in cui la sua bocca le pronuncia, come a mettere un punto fermo, a tenersele lì serrate nella bocca. Le parole però sfuggono a nessuno, gli fanno male, sono parole della signora Coerenza, incoerente, bugiarda e arrabbiata, e restano. Restano sull'uscio della sua porta, non le fa entrare Nessuno, non può. Non può dare sfogo al desiderio, uscirebbe di casa e correrebbe a cercarla, la cercherebbe invano, la signora Coerenza non abita più lì. Entrato in casa con la foga di possederla, non la troverebbe più ad aspettarlo affacciata alla finestra. Lei ha aspettato invano nessuno. Nessuno ha un'altra vita. Tornerà stanco, vinto da un desiderio bruciante di carne, inappagato, e si siederà sull'uscio della porta ad attendere. E in quel momento mentre quel desiderio di carne lo pervaderà penserà a quelle lettere a cui non ha risposto, ai silenzi assordanti, a quando era tra le sue gambe e sul suo seno, e crescerà la fame e crescerà l'assenza. La signora Coerenza non abita più lì, ha scritto lettere a nessuno, ha sentito i silenzi di nessuno, ha sentito la mancanza di nessuno, è stata vinta a sua volta dal desiderio bruciante della carne, l ha consumata, l'ha erosa fin nelle viscere, l'ha vinta. E ha continuato a scrivere lettere a nessuno, a serbare una passione per nessuno ed è rimasta anche lei ferma, immobile su quell'uscio ad aspettare. E ha continuato a scrivere, lettere d'amore che fanno solo ridere, prima pervase di un desiderio che le anima, bruciante, pulsante, vivo, poi quasi dichiarazioni di guerra aperta, odio consumato, ostili nell'inchiostro, a Nessuno. Le lettere d'amore di Coerenza (come diceva Pessoa) facevan solo ridere, lettere d'amore scritte senza accorgersi, e senza aver paura mai di essere ridicoli. Nessuno l'amava, e lo sapeva, ancora. La signora Coerenza non abitava più li.
domenica 15 giugno 2014
Inno di Mameli, numeriche successioni, implosioni e deflagrazioni.
Prima partita dei mondiali di calcio 2014 che vede tronfia l'Italia. Mano sul cuore e inno di Mameli, e ricomincia la festa. Ricomincia la sofferenza dei veri tifosi, di quelli in cui bolle un sangue tutto italiano. Fa caldo. Non sarà stata una giornata soleggiata, ma l'aria è greve e c'è profumo di terra intorno, quel profumo che esala dalla terra rossa bagnata e che senti solo in estate. Ho ascoltato mille brani musicali, ho letto mille cose, ne ho pensate tremila, ho fatto calcoli, ho imbrattato pagine, ho capito che funziono con la logica e che non ci so fare con i numeri, ma che ci troverà la gente nella matematica, nelle serie numeriche, non mi è mai riuscito di capirlo. Mi è montata una gran voglia di nuotare, di viaggiare, di esplorare nuove cose, per scrivere nuove pagine e sentire nuove note. E allora si ricorre alla punteggiatura e scegli un simbolo appropriato. Non hai granchè da riflettere sulla scelta, quando qualcosa non funziona, i conti non tornano, o se tornano stonano, le note hanno una melodia da elettrocardiogramma che si interrompe, una virgola direi che non ti serve, l'hai già usata, poi è seguito un punto e virgola, dopo che hai a lungo perseverato su un punto interrogativo, scegliendo poi di non usarlo. Ti restano un punto e un punto esclamativo. L'attrazione per i puntini di sospensione è notevole, sottintende un forse, un chissà, un c'è tempo, un vedremo, un probabile. Scartati tutti, sbaragliati da un punto. L'esclamativo è efficace, per la carità, ma sottolinea per quanto incisivamente una condizione temporanea, pertanto mutabile. Ma tutto muta, certo! Ogni cosa muta intorno a noi, mutano le nostre cellule, mutano i venti, il corso delle cose, le stagioni, i gusti, le mode, le abitudini, ma qui subentra la matematica, la odio si, ma ogni tanto pare sia l'unica a fornirti un dato certo. Se qualcosa si ripete nel non funzionare, vuol dire che c'è una successione numerica che conferma un dato esatto, una successione numerica che non cambia, perdura immutabile a mio sfavore e non ha davvero senso alcuno perseverare col calcolo delle probabilità, specie con la matematica. Io non amo i numeri, amo le parole. Con quelle ci so fare, avrò un DNA di tante parole e pochi numeri. Io non sono una donna che si arrende facilmente nelle faccende della vita, ah per niente, lotto come un leone se voglio qualcosa, la lotta è strenua e il credo riposto totale. Sono un'instancabile lottatrice, a volte io stessa me ne stupisco. Ma ci sono delle cose per cui lottare non serve. C'è un argomento, oggetto di un acceso dibattito, di cui mi preme parlarVi. Mi congedo da questa parentesi, forse un pò prolissa, di numeri e parole lasciandovi cogliere uno spunto per una matura riflessione. In un video Agosti, un brillante regista emiliano sciorina fluidamente convinzioni congelate sul rapporto a due, su come dovrebbe essere e viversi, e parla di incontro, un incontro voluto, desiderato, non scandito dall'abitudine e dalla prassi convenzionale. Ma se poi dopo un incontro d'amore non squilla il telefono o non c'è parvenza di una piccola certezza che uno si mette in tasca, solo per sentirne ancora l'essenza sfumata, succede il finimondo. Allora come funziona? Ci si incontra, ci si perde per le strade del mondo, si è sempre rette parallele che si incidentano in un punto per poi respingersi, e quindi ci si sceglie liberamente e ci si allontana altrettanto liberamente e quindi ci si INCONTRA. O ci si appiccica, si fa un gran casino tra aspettative dell'uno e dell'altra, proiezioni che nel 99% dei casi non coincidono, ci si prospetta a tavolino un unione? Agosti non dico che non abbia ragione, come non dico che non abbia torto. Credo che se si ama davvero non si tradisce, non si riesce a stare senza l'altro, e credo che la cosa più bella sia a dispetto di Agosti, dormire abbracciati a qualcuno che si ama e ci ama. Il punto nodale è un altro, e credo sia a questo che alluda, aldilà di come ognuno intenda vivere la propria vita e viversi i propri affetti, che è affar suo. Il messaggio è che ciò che veramente conta, è esplodere, non implodere dentro. Ciò che veramente funziona o in due o da soli, funziona perchè ognuno di noi, scevro da compromessi, rispetta la propria natura, si asseconda e non implode, negando i propri bisogni. Far esplodere se stessi è vero amore, sentirsi esplosi quando si è da soli e con l'altro. Se così non è, stiamo andando verso l'implosione, soffocando desideri, libertà represse e voci interiori messe a tacere. Quindi Agosti o meno, siate degli esplosi non degli implosi. Dai numeri, alle parole, alle deflagrazioni mancate, alle deflagrazioni compiute.
venerdì 6 giugno 2014
Momenti di vetro.
Ieri pomeriggio in una pausa rubata allo studio e al lavoro, sono fuggita al mare, (nel mare c'è sempre un porto. Funziona un pò come con la musica, solo che il mare non si fa sentire). La prima voluta digressione, ma credo ne siate già avvezzi, è il mio stile, mentre butto giù qualcosa, cè già qualcos'altro che incalza nella testa e non mi riesce di ignorarlo, e così funziona a catena, digressione chiama digressione. Tornando al bandolo della matassa, passeggiando lungo il muricciolo che rasenta il lungomare con lo stomaco coinvolto in un party gelato, mi si offriva alla vista un puzzle scomposto di bottiglie vuote lasciate sul muretto, disseminate qua e là. Non ho pensato al disordine, a qualcosa che a suo modo sporcava il paesaggio, lo imbrattava, lo rovinava. Ho invece subito pensato che quelle bottiglie vuote o semivuote fossero semplicemente momenti di vita lasciati a decantare su un solitario muro di mattoni, momenti. Ho pensato che cosa rimane di quei momenti, la mia mente si è subito avviluppata in intrecci, in relazioni, in giochi, in game over. Su alcune di queste bottiglie di vetro ci ho visto un GAME OVER scritto a caratteri cubicali, e restano le bottiglie. La mente è andata a due amanti che si ritrovano in una semioscurità vicino al mare ad amarsi, a raccontarsi, a viversi un momento che sembra durare un'eternità, ignari che sarebbero rimaste li quelle bottiglie vuote a testimonianza di questo amore clandestino, proibito.Erano lì immobili, come silenziosi testimoni di una tempesta di passione consumata. Da oggi in poi quando vedrò due bottiglie vicine sul muretto del lungomare, vedrò due perduti amanti.
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