Forse questo qua è il periodo degli elettrodomestici. Così ad un tratto arriva l'elettrodomestico time. E' un espressione azzardata, un italiano inglesizzato, và, mettiamola pure così. Bè giorni fa, davvero pochi giorni or sono ho sbrinato un frigorifero, un blog, un cervello, un cuore, e poi dopo solo pochi giorni li ho infilati in un frullatore. Come operazione logistica, molto senso non lo ha quanto dico eppure c'è tutto. Poi se proprio non ci credete, bè vuol dire che non vi è mai capitato davvero di infilare un cervello, un cuore e un blog in un frullatore, di certo non un frigorifero, come diamine si fa è praticamente impossibile, ma magari qualcuno mi dirà che si fa e come, ci sono frullatori robot enormi che contengono un frigo o un freezer, e siamo sempre allo stesso punto noi, non di certo la tecnologia avanzatissima. La mia attenzione va al frullatore in questo momento qui, alle varie tipologie e forme esistenti:partiamo da quello della nonna, il classico frullatore verticale a caraffa che ha una base con un motore elettrico, e poi quello ad immersione, piccolo e compatto, più maneggevole, ad uso d'uomo single, dotato di due o più velocità e di lame intercambiabili, utili per quelle funzioni come " montare la panna". In alcuni modelli -base del frullatore può alloggiare lo sminuzzatore, dedito a triturare e sminuzzare. Quello ad immersione lo vedo adatto per i subacquei, utilizzandolo si sentono più vicini alla loro passione, andare sotto, come ci vanno tutte le verdure, la frutta, che ci immergono dentro, lasciandola in apnea. Poi se proprio vogliamo parlare del gioiello che sbaraglia sicuro ogni concorrente, anche il più impavido al confronto, eccolo qua Mr Bimby, il plurilaureato e masterizzato, capace di tutto, multifunzionale, pratico e maneggevole, e poi carino, piccolo, compatto e sopratutto fa tutto. Il re della casa, orgoglio della sua ditta, la Vorwerk. Ora starete pensando che mi hanno assunta in una multinazionale di elettrodomestici per sponsorizzarne i prodotti ed esaltarne le qualità. Vi sto per deludere, io in casa ho solo il frullatore della nonna, niente robot o roba del genere e non lavoro per nessuna multinazionale, semplicemente ho in testa il frullatore e simili. Pensateci la roba un attimo prima è intera, poi basta un click, e viene vorticosamente, violentemente, irrimediabilmente risucchiata in un vortice di lame taglienti e si ritrova sminuzzata, macinata, triturata, è inconsapevole vittima di un passaggio quasi obbligato dallo stato solido, integro, allo stato poltigliasemiliquida, liquido, aereo. Un minuto prima sei una banana e un minuto dopo sei un frullato di banana. E' che il lasso temporale che intercorre tra l'essere una banana ed essere un frullato tu proprio non lo cogli, non lo vedi, accade, basta un click. Muta un equilibrio fisico, si ha uno sconvolgimento della particella materica, e sei sempre tu, banana o frullato. La stessa cosa accade con le emozioni, un attimo prima sei intera, un attimo dopo sei nel frullatore ed è una sensazione che ti piace, è come quando sali sulle montagne russe e non vuoi più scendere, deve essere così che ci si sente in un frullatore, qualcosa ti sbatte e ti fa girare così vorticosamente che poi quando il frullatore si spegne e ti lasciano cadere in un bicchiere ti senti più frullato di banana del solito. Mi piace il frullatore, mi sconvolge, mi spiazza, a tratti mi spaventa, mi sconvolge le particelle materiche, ma mi piace il frullatore, più quando ci sono dentro che quando finisco nel bicchiere. Quando sei nel bicchiere sei un frullato, un succo, e hai la piena consapevolezza del tuo caos materico, vorresti rimettere le particelle in ordine, o forse no. Serve che un frullato realizzi di essere un frullato e si sa anche i frullati hanno i loro tempi, un pò come le banane. All'inizio nel bicchiere scende denso e schiumoso, ancora reduce dallo sbattimento, poi pian piano, molto piano, assume le sembianze di un frullato ex banana.
domenica 30 marzo 2014
il frullatore.
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venerdì 21 marzo 2014
La primaVera sbrina.
Sono in un ritardo apocalittico con questo appuntamento qui. Non capitava da tanto. E' un pò come sbrinare un frigorifero la sensazione che mi assale. Come quando sei li che togli le cose dal frigo, i cibi, i formaggi, le verdure, i piatti pronti e messi lì a tenersi, e poi decidi che va sbrinato il frigo, non lo sai bene se è in effetti arrivato il momento, il momento di far cadere tutto quel ghiaccio, di sciogliere le piccole e curiose stalattiti che si sono create col passare del tempo, non lo sai, però in un qualche modo provi a farlo e magari lo fai. Che poi, (piccola divagazione a parte) mi sa che ci sono quei frigoriferi della nuova generazione che basta pigiare un pulsantino e si sbrinano da sè, mi sa, ma magari sono appena caduta in errore e verrò corretta. Sbrinare è una locuzione verbale che non mi piace, da l'idea di qualcosa in accumulo, da l'idea di qualcosa che si è inevitabilmente depositato, che crea fastidio, disagio, ingombro, nei cibi del frigo, però è anche qualcosa che va fatta a un certo punto, altrimenti tutta quella brina esubera. So come si sbrina un frigo, non so come si sbrina un blog, credo servano un pò di parole calde messe lì a sciogliere il ghiaccio e magari quel processo lento ha inizio, le stalattiti si sciolgono col calore delle parole, le parole hanno un potere eccezionale, possono scaldare e gelare, ora è tempo di parole che scaldano e sciolgono. Oggi è il primo giorno di primavera. La primavera è un guaio, occhi che piangono senza motivo, la pelle che si arrossa, crisi asmatiche, il naso che cola, questo lo sanno bene gli allergici, lo so bene anch'io. La primavera è un pò come l'esordio di tutto, alberi in fiore, prati verdi, la natura è al culmine del suo fulgore, impantanata in un processo di fioritura e rinascita, è come se tutto intorno sorridesse, vi è una celebrazione esasperata del bucolico, la vita esplode matura. Gli allergici starnutiscono da un lato e la maledicono armandosi di fazzoletti e i romantici la celebrano dall'altro perdendosi in passeggiate bucoliche e lasciandosi cullare da pollini e profumi. Bè certo è che sarebbe un grosso errore logistico conciliare in questo periodo qua un allergico e un bucolico, a meno che non siano innamorati tra loro e quindi uno starnuto in più o in meno non potrebbe mai farli desistere dall'incontro. Perchè a primavera si sa, come recita il testo di una nota canzone " Mattinata Fiorentina" si sveglian le bambine e alle cascine messere Aprile fa il rubacuor e a tarda sera madonne fiorentine quante forcine si troveranno sui prati in fior". Il giorno ideale per sbrinare un frigo, per sbrinare un blog, per sbrinare un cuore o un cervello, un giorno di primavera, il primo che ne sottende tanti altri che verranno via via più caldi, si spera scioglieranno residui di gelo, sbrineranno ben bene taluni paesaggi stalattitici rimasti lì a dispetto del primo tepore. Artemide è in agguato, ma nulla potrà contro la primaVera sbrina.
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giovedì 13 febbraio 2014
Gli ingressi nel cuore.

Il cuore non è solo un muscolo sito al centro della cavità toracica che pulsa e ci tiene in vita. Il cuore è un posto speciale dove entrano e si fermano, forse, delle persone che a dispetto del tempo e delle distanze reali o fittizie vi restano, è un luogo per così dire d'elite, dove una volta che ci entri, ne esci difficilmente.
Ma come si fa ad entrare nel cuore della gente? Non c'è una risposta a questa domanda come non c'è un modo univoco per entrare nel cuore di qualcuno e fermarsi. E' un viaggio a discrezione, non ci sono copie, ha un'impronta di unicità. Dipende. Può essere il risultato della continua presenza di una persona, del contatto fisico, di viversi così a stretto contatto da sentirsi parte dell'altro. E poi possono essere solo piccoli gesti, come carezze che uno da all'altro, gesti di bene che partono da dentro, che uno fa con tutta la spontaneità del mondo perché c'è un interruttore piccolissimo che scatta e fa quel "click". La partenza è in quella stretta di mano o nella solita e sempre d'effetto frase di esordio del mondo " tu come stai" che sottolinea un abbraccio, un pensiero. Sono come piccoli semi che il contadino lascia cadere nei solchi di terra rossa. Sono la cura, la dedizione, il tappetto d'ingresso del cuore, è un processo che non va cercato, che è spontaneo, quasi selvatico. Mentre vivi la tua vita, ti accorgi che il tuo pensiero si ferma su delle persone ed è dimentico di altre, mentre ti lasci assorbire dalla tua quotidianità qualcosa dentro resta e te la ritrovi lì con tutta la sua forza. Io non ci credo al gioco dei ruoli, alle tattiche, alle prese di posizione, ai sotterfugi, credibilità zero. Io credo invece, che proprio le relazioni personali, intime, dovrebbero distoglierci dalla fatica del quotidiano, proprio quelle dovrebbero essere autentiche, uno specchio in cui riflettere se stessi. Gli ingressi nel cuore sono lenti, sono come piccole gocce che poco a poco riempiono un vaso, e quelle gocce sembrano non avere consistenza o peso, finchè un giorno a caso vedendole tutte insieme ne capisci a un tratto l'importanza e di quel vaso cominci ad avvertire un naturale bisogno. In questo muscolo che pompa indisturbato si fermano le emozioni, lui lo sa come ti fa sentire in alcuni momenti, lo sa solo lui e te lo comunica anche piuttosto bene con le mani che sudano e il battito cardiaco accellerato e la salivazione che si asciuga in bocca, la comunicazione dell'effetto giunge istantanea come un messaggio tutto privato che ti tocca. Sono giunta a pensare che l'unica cosa al mondo di cui non ci si debba dar pensiero sia propria questa qui, gli ingressi nel cuore, sono così naturali, spontanei, sono come fiori selvatici che possono spuntare ovunque, anche a ridosso di una montagna rocciosa. Domani si festeggia per così dire "l'amore". Io ho un mio personalissimo punto di vista su questa pseudo celebrazione che magari non è condivisibile, per il semplice fatto che se c'è questo intruglio di magia, bè andrebbe bevuto tutti i giorni, perché credo che nulla al mondo più dell'amore abbia un senso e che nulla ci distolga e sollevi dall'incertezza del vivere più di questo benefico intruglio. Quindi saziatevi d'amore come fosse pane. Buon S. Valentino a tutti da Voglie Letterarie.
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sabato 25 gennaio 2014
Gli Artisti sono pesci fuori dall'acqua.
In un club leccese agghindato a museo d'arte diffusa lo scorso dicembre 2013, prima di tagliare i ponti con l'anno vecchio, quasi a lasciarne un'impronta indelebile, caldeggiata dagli effluvi del buon vino "di casa" si è celebrata l'arte. Ciò che può in un qualche modo corrispondere ad una definizione rigorosa non è arte, perché l'arte quella vera, rifugge da ogni mera definizione, l'arte è per definizione la "non definizione", arte è musica, ritmo, gestualità, immagine, creazione, armonia, caos, equilibrio instabile, vitalità, energia che si sprigiona e va a visitare l'anima di chi la sente, di chi la può percepire, toccare, vivere nella propria vita, o semplicemente assistervi, come spettatore partecipe. E' difficile fare arte, questo è quello che però può solo sembrare a chi non la vive, perché gli artisti, quelli che Francesco Perrone e Davide Marini definiscono pesci fuori dall'acqua, bè per loro "fare arte" è come nuotare sospesi senza un necessario mare. E per l'appunto questi due artisti salentini, che mi fregio personalmente di conoscere, forti della loro esperienza di formazione artistica e culturale non convenzionale e lontana dai circuiti ufficiali, hanno trovato un loro modo personalissimo di dar vita all'arte, un modo semplice e stravagante al contempo, che parla di loro, di quanto siano "pesci" e artisti. Si, perché Francesco Perrone e Davide Marini sono l'anima di una "sospensione", un'installazione molto bella, che aleggiava leggera e quasi impalpabile la sera del 23 dicembre 2013 in quel club leccese, (Womb) in un fittizio mare aereo nuotavano sospesi, innumerevoli pesci viola legati al soffitto da impercettibili e invisibili fili. Campeggiavano curiosi nell'aria, e sovrastavano una sala dove l'arte era protagonista indiscussa, dove 23 artisti dal fascino singolare convergevano, le loro opere facevano da preziosa tappezzeria e la curiosità impazzava tra i click delle reflex e dei cellulari, l'aria profumava d'arte, vino e pizzi leccesi caldi. Un museo d'arte diffusa dove si percepiva palpabile quel calore tutto salentino fatto di buon gusto, sapori forti e semplicità, perché lo stesso pannello affisso all'ingresso del club lo sottolineava quella sera " L'arte non è complicata, le persone lo sono"! Io di Voglie Letterarie c'ero ed è questo che ho sentito, sono queste le sensazioni che mi sono arrivate all'udito, alla vista, all'olfatto e al tatto. Mi aspettavo quel silenzio che di sovente celebra l'arte e la sovrasta, come se le parole a sottolinearla fossero superflue, perché l'arte ha le sue di parole, e invece contrariamente alle aspettative di una sala silenziosa e immobile, ho visto fluire la vita, la curiosità, e anche il buon vino. Faccio i miei più cari auguri a questi artisti che hanno riempito quel club il 23 dicembre perché sono riusciti, credo in un intento, neanche troppo voluto, a trasmettere un messaggio che è giunto ad ognuno di noi, più o meno forte. Gli artisti sono pesci fuori dall'acqua, sempre.
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martedì 7 gennaio 2014
Io sono liquida.

Ed è passata l'Epifania che tutte le feste si è portata via, i riflettori si sono spenti, quelli proiettati sul nostro intimo, sulla nostra sfera emozionale a 360°, e siamo salvi. Quell'odiosa canzoncina natalizia non riecheggerà più nei nostri orecchi quando accenderemo la tv, non avremo tutto quel tempo libero per dedicarci a quel sano oziare che poi a lungo andare tanto sano non è. La mente è ancora intorpidita, lo stomaco sazio, i sensi offuscati, e qualcosa dentro di noi è cambiato, perché quello starsene lì con se stessi, forse anche con gli altri, ma soprattutto con se stessi, ci ha permesso di arrivare a una qualche consapevolezza che adesso è lì, anche se noi torniamo alle prese con una quotidianità frenetica e con mille svariate occupazioni. Dopo la mezzanotte del nuovo anno iniziato, abbiamo capito qualcosa, ci siamo detti qualcosa, abbiamo pensato a qualcuno tanto intensamente da desiderare che fosse accanto a noi, ci siamo guardati attorno e abbiamo capito che non ci mancava nulla per sentirci completi e felici, o ci siamo guardati intorno e abbiamo capito che ci manca qualcosa, che ci manca qualcuno. Ora questa consapevolezza c'è, in ognuno di noi, e il compito è quello di lavorarci, di soddisfare i nostri desideri, di sentirci davvero appagati e di coltivare ciò che ci regala queste sensazioni. Ieri leggevo un articolo, che mi è capitato sotto gli occhi per caso, spulciando una rivista. Quest'articolo parlava di solidità emotiva ed elencava il perfetto profilo che la incarna. L'ho letto mille volte per cercare di capire se io potessi mai poter vantare una simile qualità e mi sono risposta che non la vanto per niente e mi sono sentita emotivamente liquida non solida. Ebbene si lo riconosco sono emotivamente liquida io, mi avvicino per certi versi alla solidità, poi vedo il fuoco e mi sciolgo e divento liquida. Sembrerebbe che questi perfetti esempi di solidità emotiva, che dir si voglia, bè abbiano davvero capito tutto di come funziona la felicità, per quanto a volte mi viene il dubbio che non abbiano capito niente, e non perché io sia liquida, ma perché ci sono dei punti che proprio non mi convincono. Non lo so è come se vivessero sempre col paracadute a portata di mano, parano ogni colpo possibile, ma così che vita è?! Io sono dell'idea, per la carità, mia personalissima che la vita bisogna viverla, che le emozioni, anche quelle non proprio ortodosse ne fanno parte, sono il sale, perché pararsi?..E poi chi lo stabilisce quali sono le emozioni ortodosse, legittime e quali no?.. E qui ci sarebbe da aprire un dibattito. Quante cose non facciamo perché non sono buone e giuste, però a volte quando le facciamo ci sentiamo così felici, così liberi, così veri, anche se non abbiamo avuto un riscontro, anche se la risposta è stata fredda e telegrafica, anche se quell'abbraccio in cui speravi di affondare non è arrivato, ma tu ti sei mostrata per quello che sei e che sentivi, hai osato, hai perso, ma hai dato in qualche modo e sei libera. Mentre leggevo quell'articolo realizzavo con matura consapevolezza che sono dannatamente umana e dannatamente imperfetta, che commetterò altri errori, che mi sentirò però felice sempre e comunque nonostante questi, che sono un corpo solido immerso in un liquido. E non credete... io quell'articolo là, l'ho ricopiato con certosina accuratezza e l ho lasciato sulla scrivania del mio studio, l'ho lasciato lì come un vademecum per la felicità, come la chiave di quella stabilità emotiva che non ti fa commettere errori, che non ti scatena sensi di colpa a grappolo, che non ti fa mettere il piede fuori dal filo sopra cui cammini, che ti fa fare solo cose giuste e buone, ma mentre lo dico io lo so cosa provo mettendo il piede dietro all'altro per raggiungere un equilibrio stabile, lo so come mi fa sentire quel piede nel vuoto per pochi minuti prima che accompagni l'altro sul filo. Credo che aldilà di ogni possibile vademecum per la felicità, quella vera risiede nel non tradire mai se stessi e la propria vera natura, la mia è liquida.
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lunedì 30 dicembre 2013
Happy New Year!!!
Questo è il personalissimo Augurio di Voglie Letterarie per voi tutti. Che abbiate il coraggio e la voglia di vivere a pieno e assaporare ciò che di bello passa di qua, perché le cose ti capitano, così all'improvviso capita che abbiate il culo che passino dalla vostra vita e afferrarle e perderle è un attimo. Il tempo fugge via tiranno e non torna indietro. Il vecchio anno sta licenziandosi per lasciare spazio al nuovo, a tutto il nuovo che passerà di qua e a tutto il vecchio che merita di restare. Carpe diem a tutti Voi per un 2014 di emozioni che parlano quanto sa farlo il mare, in silenzio.
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martedì 24 dicembre 2013
Tante Voglie di Auguri a tutti voi.
La super cena della Vigilia è arrivata! E' cominciato già da ieri, e per i più ritardatari da stamane il via vai per gli ultimi acquisti. Questa sera siederemo davanti ad una tavola imbandita con ogni ben di Dio e festeggeremo, si spera uniti, il Natale.
Io di Voglie letterarie non faccio testo, sebbene abbia un sorriso stampato sulla bocca a mò di francobollo 364 giorni all'anno, bè il mio costume natalizio è la malinconia e lo indosso a pennello senza cruccio. Stamattina sono uscita in giro coperta di panni fino al collo e ho respirato l'aria gelida della vigilia, col cuore colmo di speranza, ho scambiato gli ultimi auguri, ho comprato dal fruttivendolo un po' di fragole, more e ribes rosso per la mia cena di Natale, ho portato il mio vecchio compagno peloso a farsi bello e sono tornata a casa. Uscendo dal supermercato con le buste della spesa ho visto un omone di colore, con un cappotto giallo, perso nel suo cappuccio che tendeva un cappello vuoto con la mano destra, ho pensato che anche per lui domani sarà Natale e per tante persone cui manca qualcosa o qualcuno, domani sarà Natale. Ho pensato che dovrebbe mettersi a lavorare e che non meritasse le mie monete, poi un altro pensiero ha preso il sopravvento e ha vinto, e il pensiero era che non avrebbe potuto prendermi in giro a Natale, o che forse resto una consapevole ingenua anche a Natale, forse. Voglie letterarie vi augura un Natale di gioia, di serenità, di godimento, di voglie che trovino giusto appagamento e realizzazione.
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