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mercoledì 7 gennaio 2015

Have a good game!



Mercoledì 7 Gennaio e le feste Viaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!! bandite. Scrollatina di spalle, sorriso e sguardo puntato ad un nuovo orizzonte. Tante cose da fare, una nuova agenda che fa capolino tra i fascicoli e le scartoffie della scrivania. Si riparte da un gennaio nuovo di zecca. Voglie Letterarie cambia habitus e si veste come una carta da gioco, cuori, quadri e fiori. Io non amo le carte, anzi non ci ho giocato quasi mai, se non in sporadici casi di forzatura psicologica di gruppo, ma mi piace quello che suggerisce questo nuovo habitus, la carta da gioco. La vita in fondo, in fondo, altro non è che un meraviglioso "game" e noi siamo i giocatori, basta giocarla una partita, come ti va, come viene, come sei, senza prendersi troppo sul serio, tra assi nella manica, carte vincenti e due di picche che hai dato e che prendi. Questa è una partita " stronza" ti insegna la lezione e ti fa la morale. Tu ti giochi le tue carte e fai quello che ti senti, senza rimorsi, rimpianti e fregandotene se perdi o vinci. Ciò che conta non è vincere, ma uscire dignitosamente, anche perdente da una partita. Chi lo sa, a volte con l'asso nella manica non vinci nulla, delle volte vinci perdendo. Ripeto è una partita un pò a se la vita, e a giocarci bene, fino in fondo, ti ritrovi con i capelli bianchi e la pelle a pieghe, perchè non avrai mai imparato abbastanza. Ciò che conta è che con le tue belle carte in mano, fai ciò che senti e ciò che vuoi, osi. Questo è il monito che vi fa Voglie. " La felicità è a portata di mano di chi crede e sa osare". E allora fate pure quanto sentite, non c'è nessun giudice a dirvi se è giusto o è sbagliato, ogni cosa è giusta o sbagliata a seconda della prospettiva da cui la si guarda. Siamo concime per i fiori, si spera di quella buona, ma prima di quel game over, abbiamo in mano cuori, quadri e fiori, facciamone buon uso. Have a good game da Voglie Letterarie. 

martedì 7 gennaio 2014

Io sono liquida.

 
 
Ed è passata l'Epifania che tutte le feste si è portata via, i riflettori si sono spenti, quelli proiettati sul nostro intimo, sulla nostra sfera emozionale a 360°, e siamo salvi. Quell'odiosa canzoncina natalizia non riecheggerà più nei nostri orecchi quando accenderemo la tv, non avremo tutto quel tempo libero per dedicarci a quel sano oziare che poi a lungo andare tanto sano non è. La mente è ancora intorpidita, lo stomaco sazio, i sensi offuscati, e qualcosa dentro di noi è cambiato, perché quello starsene lì con se stessi, forse anche con gli altri, ma soprattutto con se stessi, ci ha permesso di arrivare a una qualche consapevolezza che adesso è lì, anche se noi torniamo alle prese con una quotidianità frenetica e con mille svariate occupazioni. Dopo la mezzanotte del nuovo anno iniziato, abbiamo capito qualcosa, ci siamo detti qualcosa, abbiamo pensato a qualcuno tanto intensamente da desiderare che fosse accanto a noi, ci siamo guardati attorno e abbiamo capito che non ci mancava nulla per sentirci completi e felici, o ci siamo guardati intorno e abbiamo capito che ci manca qualcosa, che ci manca qualcuno. Ora questa consapevolezza c'è, in ognuno di noi, e il compito è quello di lavorarci, di soddisfare i nostri desideri, di sentirci davvero appagati e di coltivare ciò che ci regala queste sensazioni. Ieri leggevo un articolo, che mi è capitato sotto gli occhi per caso, spulciando una rivista. Quest'articolo parlava di solidità emotiva ed elencava il perfetto profilo che la incarna. L'ho letto mille volte per cercare di capire se io potessi mai poter vantare una simile qualità e mi sono risposta che non la vanto per niente e mi sono sentita emotivamente liquida non solida. Ebbene si lo riconosco sono emotivamente liquida io, mi avvicino per certi versi alla solidità, poi vedo il fuoco e mi sciolgo e divento liquida. Sembrerebbe che questi perfetti esempi di solidità emotiva, che dir si voglia, bè abbiano davvero capito tutto di come funziona la felicità, per quanto a volte mi viene il dubbio che non abbiano capito niente, e non perché io sia liquida, ma perché ci sono dei punti che proprio non mi convincono. Non lo so è come se vivessero sempre col paracadute a portata di mano, parano ogni colpo possibile, ma così che vita è?! Io sono dell'idea, per la carità, mia personalissima che la vita bisogna viverla, che le emozioni, anche quelle non proprio ortodosse ne fanno parte, sono il sale, perché pararsi?..E poi chi lo stabilisce quali sono le emozioni ortodosse, legittime e quali no?.. E qui ci sarebbe da aprire un dibattito. Quante cose non facciamo perché non sono buone e giuste, però a volte quando le facciamo ci sentiamo così felici, così liberi, così veri, anche se non abbiamo avuto un riscontro, anche se la risposta è stata fredda e telegrafica, anche se quell'abbraccio in cui speravi di affondare non è arrivato, ma tu ti sei mostrata per quello che sei e che sentivi, hai osato, hai perso, ma hai dato in qualche modo e sei libera. Mentre  leggevo quell'articolo realizzavo con matura consapevolezza che sono dannatamente umana e dannatamente imperfetta, che commetterò altri errori, che mi sentirò però felice sempre e comunque nonostante questi, che sono un corpo solido immerso in un liquido. E non credete... io quell'articolo là, l'ho ricopiato con certosina accuratezza e l ho lasciato sulla scrivania del mio studio, l'ho lasciato lì come un vademecum per la felicità, come la chiave di quella stabilità emotiva che non ti fa commettere errori, che non ti scatena sensi di colpa a grappolo, che non ti fa mettere il piede fuori dal filo sopra cui cammini, che ti fa fare solo cose giuste e buone, ma mentre lo dico io lo so cosa provo mettendo il piede dietro all'altro per raggiungere un equilibrio stabile, lo so come mi fa sentire quel piede nel vuoto per pochi minuti prima che accompagni l'altro sul filo. Credo che aldilà di ogni possibile vademecum per la felicità, quella vera risiede nel non tradire mai se stessi e la propria vera natura, la mia è liquida.
 

lunedì 2 dicembre 2013

Benvenuto Dicembre.

Il mio blog ha messo il vestito delle feste, il Natale è dietro l'angolo, per l'appunto. E diamo pure il benvenuto a dicembre, il mese che ce lo porta. Quest'anno, pare sia arrivato gonfio di pioggia, piove da ieri, non che io abbia qualcosa contro la pioggia, anzi vi dirò, mi piace molto quando piove, per ragioni tutte personalissime e per ragioni pratiche, l'acqua fa bene, le piante bevono e anche gli animali, quelli randagi intendo, chissà forse bevono anche le persone, i clochard per esempio, raminghi e solitari sotto qualche ponte. La pioggia è una benedizione del cielo, ma ci sono rari casi in cui così non è, e sono quelle eccezioni che preferiremmo non si verificassero, in cui pioggia equivale a calamità naturale, in cui viene associata alla perdita, di vita, di speranza, di sicurezza, e l'allerta meteo di questi giorni ci ha messo addosso un pò di ansia, un pò di legittima agitazione, del resto si sa l'attesa di una previsione statisticamente attendibile può fare di questi effetti.  
Ora il cielo è plumbeo e denso di nuvole, e di certo non lascia presagire il sereno. Anzi, a dire il vero, mentre scrivo, piove, un pò come ieri, la pioggia cade a intervalli, fitta, è tutto un vociare, ha la voce grossa la pioggia e si spera che smetta. Proprio ieri facevo un'osservazione, la pioggia fitta mette a tacere i pensieri. Dicembre e' un mese ricco di cose, forse troppe, troppo rumore intorno, luci, addobbi, tutto è necessariamente in festa, ma magari non è proprio sempre così, anzi. La corsa all'albero, per esempio, i nuovi addobbi, questa frenesia nell'aria e magari tu l'albero non l' hai nemmeno ancora fatto, e poi chi l'ha detto che lo spirito natalizio sia in queste cose qua. Forse, quando eravamo piccoli, c'era davvero quell'attesa, cominciava da Dicembre, io personalmente ho scritto lettere a Babbo Natale fino all'età di 16 anni, chiedendogli una lista lunghissima di cose improponibili, scrivevo, imbucavo e speravo, eppure sapevo bene già da un pezzo che non esisteva sto buffo vecchino grasso e goffo con la barba, però mi piaceva crederlo, e mi piaceva credere che stesse davvero provvedendo a rendermi felice. Ora ci pensi da sola a provare a renderti felice, ci possono pensare le persone intorno a te, più o meno, ma la tua felicità dipende solo da te. Per essere felice devi mangiare cose buone, pensare cose buone, vivere cose buone, cose sane e lasciare da parte quello che già sai che non è sano e non è buono, in altre parole devi volerti bene per essere felice e smettere di girare e girarti in tondo. Eh a parole siamo maestri con i fatti ci perdiamo in gineprai senza uscita, e il Natale mica ci aiuta in questo, anzi, sono dell'avviso che il Natale amplifichi di molto la nostra dimensione umana, è come se fuori dalle feste, quello che siamo e che viviamo se ne resti bel bello nel suo angolino all'ombra, poi per le feste si accende un bel faro dritto sulla tua dimensione umana e disagi, solitudini, cure, bè hanno una bella amplificazione, di botto così di volata da 1 a 10, in un baleno, come sulle montagne russe, solo che non ci volevi salire, e quindi visto che sono queste luci esterne che si proiettano su di te, tu vorresti andare li e spegnerle tutte. Cioè non che io voglia fare la guastafeste, ma voi ditemi un pò dov'è che sta scritto che a Natale una deve necessariamente stare a 1000, no grazie, io mi limito a starci, punto. Questa forma di indiretta amplificazione mi spaventa un pò, e poi non parliamone proprio della sigla " E' Natale e a natale si può fare di più, è Natale e a Natale si può dare di più".. ma cosa vuoi fare a Natale che negli altri giorni non fai, cosa vuoi dare che negli altri giorni non dai?.. Bè magari sto un tantino messa meglio di chi ascolta sta sigletta e apre i rubinetti, non sta ancora accadendo per il momento. Insomma mentre l'anno scorso ricordo che postai un pezzo su un social network con una foto con tanto di balcone con su scritto " Buon Natale un cazzo", quest'anno mi pongo su una moderata via di mezzo, niente perbenismo finto a tutti i costi, che poi magari sarà questa la visione matura del Natale, poi una cosa fantastica c'è, quest'anno è il primo Natale del mio blog, il suo primo Natale, bè è un evento da " rosso sul calendario". Poi comunque diciamo che queste sono solo le prime acerbe impressioni, in fondo siamo solo al 2 dicembre, fino al 25 terrò ben dritte le antennine, come le renne di Babbo Natale.

 

lunedì 22 luglio 2013

La felicità è un comandamento.

Scrivere mi è mancato. Quando qualcosa ti manca lo senti e non puoi farne a meno, a me mancava scrivere, mi mancava il blog. L'ho trascurato e oggi in questo scorcio di mattinata di luglio mentre alla scrivania dello studio, guardo dalla finestra accostata a forbice la gente che esce ed entra nel bar vicino, sento impellente come un bisogno che non posso ignorare o sottacere la voglia di scrivere e di scusarmi con lei che mi piace tanto, forse più di tutte, che mi riempie e non mi svuota mai come fanno le cose e la gente, che mi riempie e basta, come quando vai dritta al frigo, ti versi un bicchere d'acqua perchè hai sete e lo riempi fino all'orlo e bevi.
I bisogni sono così, sono naturali, nascono dal profondo e tu te li vedi li davanti agli occhi sempre e devi soddisfarli, devi assecondarli, devi riempirti. Io scrivo quando sto bene e scrivo quando sto male, scrivo quando non dormo e scrivo quando non lavoro, e quando semplicemente sento il bisogno.
Per me scrivere è linfa, energia, entusiasmo, calore d'inverno e refrigerio d'estate, è come dovrebbe essere la compagnia di una persona che ti fa stare bene anche se ti resta muta vicino. Mi scuso per aver ignorato questo desiderio, per aver voltato le spalle per un pò di giorni a quello che mi piace perchè avevo i gabbiani in testa, ora non lo so se sono volati via, forse si sono accovacciati sulla scogliera e guardano il mare tranquilli, forse qualcuno è voluto restare nella mia testa come un insolito post-it. Le cose che ti fanno stare bene devi farle, devi farle, non c'è sempre un tempo giusto da aspettare, un momento giusto, un'occasione giusta, sei tu l'occasione giusta sempre, solo che bisogna saper vedere e a volte si è ciechi. Si è ciechi perchè non si conosce nessun'altro modo, non si vuole vedere, non si vuole sentire e allora  si va a gabbiani e qualcuno ti rimane giusto in testa. E' una bella mattinata questa qui, il sole ha deciso di affacciarsi dalla finestra, e di farmi un regalo dispensandomi giusto qualche raggio, visto che in questa insolita estate pare abbia preso il vizio di giocare a nascondino il malandrino, e mica lo trovi lì dietro sti gomitoloni di nuvole, si nasconde bene, mica che..
Cmq oggi ha deciso di esserci, mi fa compagnia mentre lavoricchio, perchè siamo alle soglie delle ferie, e non ho granchè da fare, giusto qulacosa, e allora respiro profondamente, come non mi capitava da un pò, e jovanotty canta per me. Non so voi, ma io a volte faccio quei lunghi respiri a pieni polmoni e funzionano, ti senti sgombra, magari dura poco, ma un pò di cure le metti a posto e ti curi, i respiri pare ti curino ben bene, un pò come le carezze e i baci, ma quelli di più. Vuoi mettere tu quanto ti cura una carezza o un bacio?.. ma tanto proprio, sono eccezionali, non costano niente e non vanno in prescrizione.Tutti le vogliamo le carezze, i baci, anche se diciamo di no, perchè non ci fidiamo, perchè non ci crediamo più, perchè ne abbiamo ricevuti e poi li abbiamo pagati a caro prezzo, come quei momenti di felicità che già mentre uno li vive sa che stanno cadendo in prescrizione o che li pagherà cari con gli interessi. Non è così. Questo è solo un modo che la mente, che si è inceppata in un ingranaggio ed è rimasta ferma lì, trova per rovinarti una felicità. Bisogna non permettere a questi pensieri di farti fare quello che vogliono loro, bisogna crederci nella felicità. Nemmeno io ci credevo, ma poi ho avuto un grande maestro che ora non c'è più, che si  è  spento proprio nel giorno mondiale della felicità e che mi ha insegnato che se non ci credi non la vedi. 
Io ci credo, ci credo nonostante i miei dolori, le mie cure, il mio zainetto dei fardelli, delle illusioni, delle speranze, ci credo perchè è un comandamento la felicità,  come credo che le carezze, i baci,  fanno bene, altro che antidolorifico e antidepressivo, fossi un medico li prescriverei ad oltranza. Io in quest'estate di sole malandrino ho deciso che voglio respiri lunghi, baci e carezze e so che l'Universo è in ascolto. A presto.