Il Natale è qui, puntuale, inesorabile come sempre. Gli ultimi frenetici giorni convulsi prima del 25 dicembre 2013, le scadenze sul lavoro che non si ha più voglia di rispettare perchè senti incombente quella necessità che l'occasione ti offre, di staccare la spina da tutto, di prenderti un pò di tempo per te, per le tue cose, per la tua vita, di fare un respiro lungo dei giorni che poi ti permetta di ricominciare, lasciare spazio a delle emozioni che una quotidianità piena di cose da fare non ti concede. Ti concedi tu, a te stessa, pensi che sia un buon momento per trovare pace, rilassarti, dimenticare, magari in un posticino tranquillo a pochi metri dal mare ascoltandone solo il rumore. Il Natale amplifica, amplifica tutto, le mancanze, le assenze, amplifica finanche le presenze, fortifica quei fili sottili ma resistenti che non riesci a tagliare perchè in fondo non lo senti davvero o non lo vuoi, ti fa sentire enormemente solo in mezzo alla folla di gente convulsa e scostante alla ricerca spasmodica dell'ultimo regalo e tu incedi tra questa folla incurante a passo lento. Il Natale ha un senso, ce l ha sempre, e ognuno di noi si chiede quale possa essere, di anno in anno, si guarda dentro con una bella lente e cerca di coglierlo, cerca di capire cosa non va, cosa vuole davvero. Il senso del Natale è nel profondo di ognuno di noi, non è nella corsa ai regali, e qui potrei elencarvene a bizzeffa, ma non ne ho la voglia. Forse ci sono quei pensieri futili, leggeri e per carità legittimissimi, per aprirsi una parentesi di piacevolezza dal resto, da tutto quello che ci fa ogni giorno faticare per restare a galla, tra emozioni che non capiamo, matasse che non riusciamo a sbrogliare, difficoltà legate alla quotidianità, desideri di una stabilità emotiva e reale che naufragano, ci sono quei pensieri, che sono come carezze che ci facciamo, e quindi un'occasione carina per stare insieme agli altri, una festa, un vestito da indossare che metta in mostra tutta la bellezza di cui si è capaci, quelle scarpe col tacco 12 che hai visto nella vetrina da giorni e che puoi comprare, quel giocattolo ultratecnologico che farà impazzire di gioia la tua nipotina e che non vedi l'ora di regalarle perchè non resisti davanti ai suoi occhi che brillano, davanti alla sua foga di baci e di abbracci che ti riserva ogniqualvolta le porti qualcosa, perchè ti senti irrimediabilmente felice quando dai, quando riesci a farlo, ti senti veramente paga. E' solo che a volte non ce la fai a dare quello che vorresti, quanto vorresti, a volte ti richiudi in un guscio costruito ad arte che lascia intravedere solo il freddo del vetro che lo ricopre, un guscio che tu vorresti si schiudesse, ma serve il calore necessario perchè ciò avvenga, non puoi farlo da solo. Per me è questo il senso del Natale, è riuscire a dare, è nello scambio dare - ricevere, poi può trattarsi di un sorriso, di una stretta di mano, di un abbraccio, o di un bacio infinito, ma è nel saper dare, nel riuscire nonostante le nostre resistenze dettate dalla paura di scoprirsi troppo, di essere respinti, vulnerabili e fragili, a lasciarsi andare, ad emozionarsi senza tenere troppo le briglie della razionalità su on. Il Natale è l'incontro con l'altro, è quel ritrovarsi a metà strada camminandosi incontro.
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giovedì 19 dicembre 2013
venerdì 1 novembre 2013
Amputazioni.
Oggi è festa, o almeno così pare. Non si lavora, sul calendario la data è in rosso e pare ci sia scritto su "Ognissanti" o tutti i Santi, per me è buona la prima. In genere in questo periodo non sono al massimo della forma, è come se una lieve e dolce malinconia mi vesta, sotto sotto i vestiti, non la scorge nessuno, forse, è silenziosa e per certi versi tiene anche compagnia. Non ti accorgi quando ti arriva, la senti dopo quella presenza lì, per certi versi indesiderata. Oggi il sole dovrebbe essere caldo, ieri il cielo era avvolto dalla nebbia, era come se si fosse bevuta case, strade e persone, e quell'umido ti entrava fitto nelle ossa, quindi oggi c'è il sole sicuro. Poi qui nel Salento siamo fortunati, la temperatura è mite e dolce e il mare è ancora accogliente. La cosa bella di una passione è che tu non te ne congedi mai, neanche quando come oggi è festa. Sono quei bisogni che non ti danno tregua, che ti arrivano e ti investono inarrestabili, come la scrittura, come quella fame di scrivere, di imbrattare un foglio bianco riversandoci tutti i pensieri, quelli più strampalati, quelli più banali, quelli più assurdi, vomitandoci su una parte di te che ha voglia di vomitare da qualche parte che non sia un cesso. Sto pensando alle palme, alle amputazioni delle palme. Ne ho viste tante amputate, spegnersi lentamente, e lasciare spazio ad una nuova visuale dove lo sguardo si disperde. E' come se si aprisse, si spalancasse un orizzonte nuovo, dove c'era prima quella palma, una "pinco" finestra che da sul mondo, una finestra che nasce da un'amputazione, un processo irreversibile che ti impedisce di scorgere la bellezza di un nuovo orizzonte. Bè per quanto oggi sia un giorno in cui i Santi si festeggiano tutti insieme ed è l'onomastico di tutti, di tutti quelli che hanno un nome che sia di un Santo, anche di tutti quelli che santi non sono, io non riesco a non pensare a domani, alla mia ancora fresca amputazione, ad una persona che ho amato tantissimo e che ora che non c'è più sento di amare il triplo. Le cose le apprezzi veramente quando le perdi, quando non le hai più, se non vagheggiandone il ricordo, ricordo che in un attimo può riempirsi di tutta l'intensità di cui si è capaci e allo stesso tempo svuotarsi. Quando continui, malgrado l'assenza a pensare a qualcuno, è un pò come se non se ne fosse mai davvero andato. E poi lascia che dicano, ma in fondo capita, è la vita, è un processo naturale e irreversibile, non te ne importa nulla di quanto dice la gente, pensi solo alla tua amputazione. Pensi a quel paesaggio, come lo chiamava anche De Silva nei suoi cimiteri spontanei, inevitabilmente modificato dalle amputazioni che hai subito. La vita è davvero un soffio e l'unica cosa per cui vale la pena di vivere è l'amore che hai verso gli altri e verso la vita stessa, perchè è una sola ed occorre che egoisticamente la si viva bene, ci si concentri tutt'intorno di quelle persone che ci scaldano in un rigido inverno più di un pullover di lana, di quelle persone che ti regalano un sorriso, un abbraccio, una stretta di mano, che ti tengono nella loro vita, in un qualche modo, ti tengono e occorre invece liberarsi di coloro che non ci vogliono tenere per scelta. Lo so è un post triste questo, non è di certo il post di Ognissanti, è un post che grida alla mancanza, a quei pezzi che mancano, che ci mancano, a quei puzzle irrisolti e che forse resteranno tali, alle amputazioni che abbiamo subito per scelta degli altri, per un processo naturale ed inevitabile di cui non ci si convince mai abbastanza. Quello che ne viene fuori è un paesaggio modificato da finestre che si sono aperte su un orizzonte, che si vedrà quando saremo pronti a vederlo, non prima.
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